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campanili medioevali di roma

 

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Il sito di Roma Medioevale

A cura di
Fabrizio Alessio Angeli
Elisabetta Berti

© 2001-2012 Roma (I)
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sono dei curatori.

Questa pagina è stata aggiornata il 24.09.2007

S. Bartolomeo all'Isola

I campanili medioevali di Roma costituiscono una testimonianza imponente dell'architettura medioevale, anche se purtroppo piuttosto trascurata dagli studi. La maggior parte dei campanili medioevali di Roma sono d'età romanica (secc. XII-XIII) e si sviluppano secondo un sistema compositivo costituito da una struttura divisa in piani da cornici orizzontali in laterizio. Tali cornici sono costituite da filari di mattoni sempre più aggettanti e da dentelli a sega. In ogni dado sovrapposto sono impiegate, per alleggerire la struttura muraria, bifore e trifore accoppiate, poggianti su pilastrini in muratura o colonnine marmoree da cui sono separate da capitelli a stampella. La decorazione è infine completata da cornici di minore aggetto, che con andamento rettilineo coronano gli archi delle finestre e proseguono sulle quattro facciate, e scodelle policrome concave spesso provenienti da paesi orientali. I cinquanta campanili medioevali di Roma sono qui uniti in un unico percorso cronologico, con partenza dal campanile del monastero dei SS. Quattro Coronati; ma è comunque possibile muoversi nella sezione utilizzando l'indice alfabetico nella colonna a sinistra.

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Ss. Quattro Coronati - Via dei SS. Quattro
La torre campanaria che si erge sopra l'arco d'ingresso è il più antico campanile superstite di Roma. Costituito da una modesta e rozza cortina, traforata da un giro di tozze quadrifore nella parte superiore, non presenta alcuna forma di ornamento sulla superficie: nessuna cornice marcapiano, nessun traforo o parasta, ad eccezione della cornice superiore costituita da mensolette di marmo prive di decorazione. Le linee di profilo non hanno l'appiombo così che la struttura tende più ad un tronco di piramide che ad un prisma quadrangolare. La muratura, tutta dello stesso tipo ed eseguita con andamento abbastanza regolare, è coeva alle quadrifore. La piccola trifora risulta essere una aggiunta posteriore. La differenza sostanziale con i campanili più slanciati del pieno XI -XII secolo induce ad anticipare la data di costruzione: sebbene alcuni studiosi propendano per il periodo di Pasquale II (1110), a cui si devono i lavori di restauro seguiti al sacco di Roberto il Guiscardo del 1084, ormai è accettata la datazione al IX secolo, cui rimanda l'uso degli strani pilastrini e la doppia ghiera di bipedali degli archi, tipici di quel periodo. Al XVII sec. risale la collocazione dell'orologio; alla stessa epoca appartiene una campana, mentre l'altra è del secolo successivo.

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S. Sabina - Piazza Pietro d'Illiria
Di struttura quadrata (m. 6 x 6) e alto m. 25, il campanile di S. Sabina è stato innalzato direttamente all'interno della navata laterale sinistra, all'ingresso della basilica, sacrificando la porta che doveva esservi in precedenza e parte del nartece interno del V sec. Composto di materiale laterizio di recupero, lavorato a finta cortina, è un ottimo esempio romano di architettura ottoniana (sec. X). Le alte finestre slanciate si ispirano all'architettura del III secolo d. C. e sono testimoni della fedeltà dell'epoca alla tradizione classica; l'uso dei caccabos (una specie di mattoni forati utilizzati per alleggerire le costruzioni) agli angoli della volta a crociera sotto la cella campanaria portano a datare la costruzione non oltre l'anno 1000. Il campanile era in origine diviso in quattro piani sormontati dalla cella campanaria a doppio ordine di trifore; ai primi del secolo XVII sono stati amputati tre lati della cella campanaria e ora rimane intatto solo il quarto lato che sopporta da solo il peso delle campane. All'interno della chiesa sono visibili i due piani inferiori, in cui sono inseriti tre capitelli antichi e numerosi frammenti dell'ingresso demolito (soglia e mensole della navatella). Le attuali campane sono del 1596, del 1843 e del 1906.

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S. Biagio de Mercato - Piazza Venezia
Alla base della scalinata di S. Maria in Aracoeli rimangono visibili i pochi resti in laterizio di una chiesa medievale denominata S. Biagio de Mercato; il toponimo deriva dall'antica ubicazione del mercato nella piazza dell'Aracoeli. Tra i resti della chiesa fatta edificare dai Boccabella intorno all'XI secolo, è possibile scorgere parte di un piccolo campanile, con due piani di bifore, costruito direttamente al di sopra delle strutture di un'insula romana del II secolo d.C. Nel 1653 quando su disegno di Carlo Fontana venne edificata una nuova chiesa, dedicata prima alla SS. Spina della Corona di N. Signore Gesù Cristo e poi a S. Rita, il campanile romanico e un'absidiola affrescata furono inglobate nella nuova costruzione. In occasione dello sventramento della zona perpetrato negli anni Trenta, la chiesa di S. Rita fu demolita per essere ricostruita su via Montanara; ciò permise di riportare alla luce i resti dell'insula romana, il campanile e l'absidiola, ancora oggi visibili.

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Ss. Bonifacio e Alessio - Piazza S. Alessio
Residuo della ricostruzione della chiesa eseguita da papa Onorio III nel 1217, l'elegante torre campanaria romanica è di forma quasi quadrata ed è costruito interamente in laterizio. Si eleva in cinque ordini, di cui i due inferiori con doppie monofore (alcune cieche), mentre i tre superiori con doppie bifore. I piani sono sottolineati da una cornice composita a sette aggetti, che si ripete in forma semplificata anche all'imposta degli archi. La sua datazione all'epoca di Onorio III non trova tutti concordi: la presenza di capitelli dai fianchi schiacciati e bassi, l'assenza dei consueti ornamenti (tondi di maiolica, porfido o serpentino) propri dell'epoca d'oro dei campanili romanici romani, la semplicità delle cornici minori e l'esistenza di una superficie muraria minima tra l'estradosso degli archi delle finestre e il cornicione che divide ogni settore, potrebbero anticipare la data di costruzione alla fine del X secolo, quando Sergio, vescovo di Damasco giunse in Italia per sfuggire le persecuzioni arabe e trasformò la chiesa in grande monastero. Al suo interno ospita una campana del 1605, fusa da Francesco Beltramelli e una del 1637, opera di Simone e Prospero de Prosperis di Norcia.

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S. Benedetto in Piscinula - Piazza in Piscinula
In linea con la facciata dell'originaria chiesa medioevale sorge il più piccolo campanile di Roma. Costruito nell'angolo nord-est della navata centrale con laterizio di spoglio, è suddiviso in due piani da una semplice cornice in laterizio a denti di sega. Al piano inferiore si aprono, sul lato nord e su quello ovest, piccole bifore cieche su pilastro (in origine sicuramente aperte) nelle cui tamponature si notano delle aperture di forma triangolare. Il piano superiore è invece sottolineato da bifore sostenute da un'esile colonnina, sormontata da un piccolo capitello a stampella su cui è incisa una croce. Una cornice, a denti di sega, racchiusi tra due file di mattoni leggermente aggettanti, sottolinea il piano di imposta degli archetti delle bifore. Una cornice marcapiano evidenzia il piccolo attico su cui poggia il tetto dagli spioventi molto accentuati. Frammenti marmorei di vario colore, dimensione e forma (come la piccola croce in serpentino) sono inseriti a scopo decorativo sulla cortina muraria. La struttura presenta affinità soprattutto con il campanile di S. Maria in Cappella (fine XI secolo), per le modeste proporzioni e per l'identico numero di aperture coronate da una semplice risega a unico filare di laterizi. Nella cella campanaria si trovano attualmente due campane: la più piccola, di cm. 45 di diametro, porta la data del 1069 anche se la presenza dei caratteri gotici (che compaiono nel XIII secolo) esclude tale datazione e fa supporre un errore o un rimando ad una campana precedente; la seconda campana risale al 1465.

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S. Maria in Cosmedin - Piazza Bocca della Verità
Il campanile svetta con i suoi m. 34,20 di altezza a destra del prospetto della chiesa. Suddiviso in 7 piani di bifore e trifore, risulta uno dei più eleganti della città. Mentre i primi quattro piani presentano bifore e trifore a pilastri, murate, le trifore dell'ultima zona hanno colonnine semplici e scanalate di marmo, senza basi e dai capitelli vari. L'ardita snellezza è conclusa da un tetto "alla romana" a quattro falde, su cui è piantata una croce e dove si apre un abbaino. Grandi cornicioni aggettano con una serie di mensolette marmoree fra denti a risega e due filari di mattoni. La questione della datazione del campanile è piuttosto complessa: la presenza di archivolti che aggettano con un solo filare di mattoni, l'assenza di piatti in maiolica smaltata, il fatto che le cornici di imposta delle arcatelle non intralciano la continuità dell'intradosso, sembrano portare a datare la struttura dentro i confini dell'XI secolo; tuttavia, i sistemi di cornici usati per la chiesa e per il campanile (molto più semplici nel primo caso, duplicati in due file di mensolette e in fasce di denti a sega nel secondo) lascerebbero invece trasparire una posteriorità della costruzione del campanile rispetto alla riedificazione chiesa, avvenuta nel 1123. Per la sua costruzione è stato utilizzato materiale laterizio proveniente da fabbriche antiche impiegato con una certa regolarità. L'orologio al quarto piano è del 1719. Dal campanile si accedeva direttamente nella navatella destra tramite una porta che, nei restauri del 1895, fu murata. Nel campanile funzionano due campane, di cui una, nel sesto piano, è del 1289 ed è ancora efficiente.

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S. Lorenzo fuori le Mura - Piazza del Verano
Probabilmente impostato sulla base di una delle torri che andavano a costituire la cittadella fortificata medioevale di Laurenziopoli, il campanile della Basilica di S. Lorenzo al Verano si erge massiccio e forte a destra della chiesa, un po' discosto da essa. Essendo in origine una torre, il campanile era legato a un circuito murario, come i ritrovamenti di alcuni resti di strutture hanno potuto confermare. Esso si erge su otto piani, di cui i cinque superiori aperti in bifore a pilastro, oggi per la maggior parte murate per motivi statici. Da alcuni studiosi è datato (almeno per quanto riguarda l'inizio della costruzione) all'epoca del chiostro (uno dei pochi resti della Laurenziopoli medioevale) del tempo di papa Clemente III (1187 - 1191). Squadrato e robusto, è tuttavia ingentilito da elementi di colore (dischi, croci cosmatesche, scodelle di maiolica), di cui si vedono ancora le tracce. Il campanile ha subito nel corso dei secoli vari trasformazioni sia per eventi naturali (nel 1486 fu colpito da un fulmine) sia per interventi di restauro e di consolidamento: nel XVIII sec. furono chiuse le finestre del terzo piano per rinforzare i muri e fu collocato un orologio. Al suo interno sono presenti una campana piccola del 1800 e una maggiore del 1856. Durante il bombardamento del 19 luglio del 1943, il campanile fortunatamente sfuggì alla distruzione.

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S. Maria in Cappella - Vicolo S. Maria in Cappella
La minuscola chiesa trasteverina presenta a destra del timpano un piccolo campanile, del primo periodo romanico. Esso si innalza per due lati sui muri della chiesa mentre gli altri fianchi sono sostenuti dai pilastri di fondazione. Tutto eseguito in laterizio, il campanile si sviluppa su due ordini, con bifore a pilastro. La superficie è scandita da cornici marcapiano eseguite con un semplice filare a denti di sega inserito tra due file di laterizi. L'imposta degli archi e gli archi stessi delle bifore sono sottolineati da semplici modanature, sempre in cotto. La povertà di elementi decorativi spinge a collocare la datazione fra la fine dell'XI e gli inizi XII secolo, in un periodo quindi non distante da quello della consacrazione avvenuta nel 1090, come ricorda una lapide murata nella controfacciata.

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S. Agata dei Goti - Via Mazzarino
La chiesa, che nel V secolo d.C. appartenne ai Goti ariani, presenta un campanile costituito da una zona inferiore a parete massiccia e da un ordine di arcatelle cieche, nel cui muro di chiusura sono ricavate strette e lunghe finestre rettangolari; in origine dovevano esistere altri due piani. Due cornici in laterizi disposti in sporgenza, delimitano gli ordini; altre cornici, eseguite con molta cura, sottolineano i pilastri, gli archi della ghiera e le loro linee d'imposta. Scodelle in maiolica, racchiuse in un anello di mattoni, completano la decorazione. La tecnica edilizia, costituita da fasce laterizie e calcaree con alternanza simmetrica dei colori bianco e rossastro (secondo un uso frequente nelle torri della Campagna Romana) e l'accuratezza artistica portano a datare questo campanile, alla metà del XII secolo. Nel 1622 la struttura fu mozzata durante lavori di restauro della chiesa. La campana maggiore è del 1580, un'altra è del 1600, quella più piccola è del 1756, mentre quella mezzana è del 1761.

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S. Bartolomeo all'Isola - Isola Tiberina
La realizzazione di questo campanile si fa risalire ai restauri ordinati da papa Pasquale II (1099-1118) il quale, rifacendo nel 1113 la chiesa voluta dall'imperatore Ottone III nel 997, l'avrebbe anche completata di un campanile. L'edificio, dalla base quasi rettangolare, si innalza con bifore cieche al primo piano, bifore aperte al secondo, trifore su pilastro al terzo;trifore a colonna dal doppio profilo aprono la cella campanaria. La parete del campanile è suddivisa da tre grandi cornici, costituite da mensolette marmoree e laterizi posti a dente di sega, incanalati tra simmetrici listelli. Nella parte superiore si conserva ancora qualche scodella di smalto. La torre campanaria sembra che abbia resistito bene alla violenta inondazione del Tevere della fine del XVI secolo, che danneggiò invece gravemente la chiesa, provocandone il rinnovo in forme barocche.

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S. Croce in Gerusalemme - Piazza S. Croce in Gerusalemme
Appoggiato come tutta la chiesa sui resti del palazzo Sessoriano (III secolo d.C.), il campanile di forma quasi quadrata si erge per 8 piani. Di essi si vedono solo gli ultimi quattro, aperti a doppie monofore e a bifore su colonne, alcune delle quali murate da mattoni forse durante i lavori di restauro del 1370. I primi quattro piani sono inglobati nel monastero. Completano la decorazione delle pareti scodelle di smalto monocrome e policrome e due piccole edicole, datate al XII secolo (quella posta al primo piano, per riparare la croce patriarcale cosmatesca) e al XIV secolo (quella dell'ultimo piano). Il campanile si data al XII secolo, ovvero all'epoca in cui il cardinale titolare della chiesa di S. Croce in Gerusalemme, Gerardo Caccianemici, futuro papa Lucio II (1125-1144), ordinò importanti trasformazioni alla chiesa. Durante questi lavori si intraprese anche la costruzione della torre campanaria. Delle campane presenti all'interno della cella campanaria, due sono opera di Simone e Prospero De Prosperis, ordinate dal cardinale spagnolo Baldassarre Sandoval nel 1631, mentre la terza campana è del 1957.

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S. Cecilia in Trastevere - Piazza S. Cecilia
Terminante in alto con due piani in cui si aprono eleganti trifore e datato alla prima metà del XII secolo, il campanile di S. Cecilia in Tastevere sorge sul lato settentrionale della chiesa. Dei cinque ordini di cui è composto, i primi due sono a bifora a pilastro, gli ultimi tre a trifora con colonnine, capitelli a stampella e archetti a doppia ghiera. Le cornici a marcapiano, in cui è presente il motivo a zig-zag realizzato a mattoni, sono uguali a quelle presenti nel chiostro, mentre le cornici all'imposta degli archi sono sottolineate da un filare a denti di sega. Caratteristico e originale elemento decorativo rappresenta la croce equilatera incisa sui capitelli mensoliformi della trifora terminale. La cella campanaria ospita una piccola campana del XIII secolo e altre due donate il 1° giugno del 1344 dal cardinale Guido de Boulogne, cardinale titolare della chiesa. E' stato proposto di assegnare i primi tre ordini ai tempi di papa Pasquale II (1099-1118), mentre gli ultimi due potrebbero essere un'aggiunta più tarda, di ambito duecentesco.

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S. Crisogono - Piazza S. Sonnino
Costruito su base quadrata di m. 8 x 8 e alto m. 45, il campanile della chiesa di S. Crisogono fu realizzato intorno al 1120 per ordine del cardinale titolare della chiesa, Giovanni da Crema, a cui si deve la ricostruzione anche della basilica. Elemento caratteristico del panorama trasteverino, la torre campanaria si sviluppa per cinque piani, di cui il primo e il secondo con tre aperture centinate a fondo piano, il terzo con due fornici aperti, il quarto ancora con tre aperture, il quinto con due bifore affiancate: una distribuzione di vuoti e di pieni del tutto singolare per i campanili romani. L'aspetto finale è piuttosto pesante per la presenza, su quattro piani, di archeggiature poggianti su massicci pilastri, eccetto che nella cella campanaria ove ricompaiono le caratteristiche colonnine con capitelli a stampella. Nella suddivisione dei piani sono utilizzate le tradizionali cornici a modiglioni e denti di sega. L'interno dell'ambiente inferiore è coperto con volta a crociera. Al campanile si sale tramite l'ausilio prima di una scala a pioli (tra il I e II piano) poi di una scala a chiocciola, stretta in un tamburo rettangolare, fino al V piano. La sommità presenta un coronamento cuspidato dovuto ai restauri secenteschi (in cui fu eseguita anche l'intonacatura della superficie, eliminata nel 1937) che ne compromisero la stabilità, così da costringere la tamponatura dei fornici della parte inferiore. Nella cella campanaria si conservano quattro campane, di cui la più antica, nonché la più piccola, è del 1578, voluta dal cardinale Bourbon; la seconda è del 1638, voluta dal cardinale Pietro Maria Borghese; la terza è del 1851, ottenuta con il bronzo di una più antica; la quarta è del 1962, sistemata dai padri Trinitari.

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S. Giovanni a Porta Latina - Via di Porta Latina
Su una suggestiva piazzetta che si apre a destra di via di Porta Latina, a soli 100 m. dalla omonima porta, si affaccia l'antica chiesa di S. Giovanni a Porta Latina affiancata, sulla sinistra, dall'alto campanile. La struttura in laterizio viene datata, nella sua parte inferiore, all'XI secolo, a causa di alcuni arcaismi, mentre la parte superiore si colloca all'epoca della ricostruzione della chiesa voluta da papa Celestino III (fine sec. XII). Il campanile, impostato sul lato sinistro del portico, si innalza su cinque ordini: nel primo piano si apre una sola monofora, ora tamponata; nel secondo una bifora con archi poggianti su robusto pilastro; gli ultimi tre piani sono invece aperti con trifore su colonnine e capitelli a stampella: caratteristica è la presenza di modiglioni marmorei sopra gli archi. La cornice che sottolinea la base del primo piano è costituita da due filari di laterizi a denti di sega, mentre quella dei piani successivi è più articolata grazie alla presenza di modiglioni inseriti fra due cornici a denti di sega. L'imposta degli archi e gli archi stessi sono sottolineate da una semplice modanatura di laterizi posti per taglio che gira su tutti i quattro lati. L'ornamentazione della superficie è completata infine dalla presenza, nelle zone superiori, di marmi colorati di forma circolare. La cella campanaria conserva una campana del 1723.

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S. Marco - Piazza S. Marco
Dei cinque piani del campanile laterizio a base quadrata appartenente all'antica basilica di S. Marco, è possibile scorgere dalla piazzetta antistante la basilica solo gli ultimi due, svettanti al di sopra del portico rinascimentale. I piani inferiori sono traforati da bifore sostituite nella parte superiore da trifore poggianti su colonnine marmoree. Cornici con modiglioni marmorei inseriti fra due file di laterizi aggettanti sottolineano i singoli piani. Tondi policromi dovevano abbellire la superficie. Il campanile è datato all'epoca di papa Alessandro III (1159-1181) il quale, quando ancora era cardinale titolare della chiesa, vi fece fondere una campana; subì poi alcune modifiche nella parte inferiore in seguito ai lavori di restauro che interessarono la chiesa nel XV secolo, per iniziativa di Pietro Barbo, futuro papa Paolo II. La cella campanaria conserva due campane, una del 1651, l'altra del 1735.

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S. Maria in Monticelli - Via di S. Maria in Monticelli
Nel Medioevo la chiesa era assai più monumentale che non adesso: si presentava come una basilica con portico, a tre navate suddivise da archi a tutto sesto poggianti su colonne (di granito, pavonazzetto, di bigio, oggi tutte inglobate nei pilastri moderni), con decorazioni in marmi pregiati, pavimento cosmatesco (del 1227) e mosaico absidale. Gli interventi medioevali più importanti si ebbero sotto Pasquale II (1101), e sotto Innocenzo II che la riconsacrò il 6 maggio 1143. Il campanile in origine era più alto: fu Paolo V a farlo abbassare di due ordini. Al tempo di Benedetto XIII le bifore del secondo piano furono tamponate per creare delle stanze. Solo all'inizio di questo secolo il campanile fu liberato dalle superfetazioni. Il campanile è di forma quadrata a quattro piani (I-II: bifore a pilastro; III: trifore a pilastro; IV: trifore a colonnette). Le cornici sono tutte rovinate; quella sotto il tetto è ornata da modiglioni marmorei e da una fila di denti a risega tra due listelli di mattoni. Le cornici marcapiano hanno invece solo i denti di sega.

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S. Giovanni in Laterano - Piazza S. Giovanni in Laterano
Un campanile appartenente alla cattedrale doveva già esistere al tempo di Pasquale II, se nel 1115 risulta in parte distrutto a causa di un fulmine; ma a sua volta esso fu presumibilmente preceduto da un altro da datare al tempo di papa Sergio III (904-911). La caratteristica dell'attuale campanile, è quella di essere costituito da due piccoli campanili gemelli, databili nella loro prima forma all'età età romanica e poi restaurati nel XIV secolo. Essi si elevano sopra la Loggia delle Benedizioni e sono costruiti in pietra silice dal simmetrico taglio regolare. Elevati su due piani, i due edifici presentano la superficie aperta da trifore con archetti poggianti su colonnine su cui posano capitelli a forma di piramide tronca. La sommità è conclusa in modo originale da una cuspide molto accentuata, recintata alla base da una ringhiera a colonnette. La chiesa ha subito numerosi danni nel corso dei secoli; fu semidistrutta dall'incendio che divampò nel 1308; lesionata dal terremoto che fece tremare la città nel 1349; di nuovo danneggiata dall'incendio del 1361. Se nel corso di questi tristi eventi la struttura campanaria non sembra aver subito danni, il fulmine che nel 1411 gli si scagliò contro danneggiò gravemente uno dei due campanili, riparato poi da Martino V nel 1420. Altri due fulmini colpirono la struttura nell'età moderna (1537 e 1602). Una delle campane è datata al XIII secolo, mentre quella del 1492 risulta fusa da un certo Pietro "Teutonicus".

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S. Maria della Luce - Via della Luce
Il campanile, di base quadrata (m. 4,60 per lato), è alto m. 18,80, esclusa la copertura di tegole a piramide sormontata da croce di ferro; esso è visibile soltanto dal piccolo cortile su un lato della chiesa. Il campanile, che si data al sec. XII, mostra oggi dall'esterno quattro piani, mentre all'origine dovette averne cinque, dal momento che i due inferiori sono stati trasformati in un blocco unico. I piani sono marcati da cornici a dentelli e modiglioni. Tanto il materiale laterizio che i marmi sono in gran parte di reimpiego, ma accuratamente resi adatti al tipo di costruzione. Nei sottarchi del secondo e terzo piano si scorgono resti di intonaco dipinto con motivi di tralci, che fanno supporre una decorazione interna del campanile. A esso si accede dall'interno della Chiesa, ove una scala di ferro conduce alla cella campanaria; questa scala e i piani interni in cemento sono stati costruiti durante i restauri del 1970. Nel corso di questi restauri scomparvero ventitré delle quaranta scodelle di ceramica monocrome islamiche applicate ad ornare il campanile; oggi ne restano 15 intere e due frammentarie (alcune altre sono state sostituite con calchi di cemento). Il campanile contiene quattro campane (una del 1685, due del 1688 e una del 1932), con iscrizioni e raffigurazioni sacre.

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S. Maria in Tempulo - Via Valle delle Camene
Alle pendici del colle Celio, nei pressi dell'antico tracciato urbano della via Appia (corrispondente all'attuale via Valle delle Camene), si trova la chiesa oggi sconsacrata di S. Maria in Tempulo. Essa presenta resti di un interessante campanile, inglobati nella fronte sud-ovest. Il campanile è visibile sia dall'esterno (sul lato rivolto a via delle Terme di Caracalla) sia dall'interno di S. Maria in Tempulo. La costruzione mostra due tipi di muratura: 1) una muratura stilata "a falsa cortina" di buona fattura, con mattoni rossi; 2) una muratura irregolare, stilata, formata da ricorsi di mattoni e tufo: ogni 4-6 file di mattoni è applicata una fila di blocchetti di tufo. La presenza della stilatura permette di datare questo campanile al sec. XII, quando finita la decadenza costruttiva, c'è un rinnovamento della professionalità della manodopera; la muratura irregolare a mattoni e tufo tuttavia indica una presenza di maestranze di non elevata capacità tecnica e una scarsa selezione del materiale.

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S. Maria in Aracoeli - Piazza del Campidoglio
Prima che S. Maria in Aracoeli venisse ricostruita nella seconda metà del Duecento nelle forme attuali, l'originaria chiesa, molto più piccola, si sviluppava nell'area ora compresa dal transetto di quella attuale, con la fronte orientata verso il Campidoglio. Alla sinistra della facciata si ergeva il campanile alla cui base ora si apre l'ingresso laterale della chiesa. Di questo, di cui si conservano due piani, è possibile notare al primo piano i resti della parte superiore di una trifora e nel secondo piano una trifora intera con pilastri di mattoni. Caduto in rovina, il campanile romanico fu sostituito nel 1537 da un nuovo campanile a vela e la sua base nel 1564 fu addirittura squarciata per inserirvi il portale di scuola cavalliniana proveniente dall'antico ingresso laterale.

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Ss. Michele e Magno - Salita dei Ss. Michele e Magno
Il campanile mantiene il suo aspetto originario. Si trova a circa un metro di distanza dal muro esterno della chiesa, lungo un asse leggermente divergente rispetto a quello della chiesa. La pianta del campanile è di m. 3 x 3. Al di sopra del basamento si elevano cinque ordini sovrapposti: i primi due con bifore (oggi tamponate) sorrette da un pilastro; gli altri tre con trifore poggianti su colonnine. Sul lato sud le trifore sono state trasformate in bifore dalle aperture disuguali, unificando in maniera piuttosto rozza due luci, secondo una variante inedita nell'architettura romanica. Non è escluso che tale modifica costituisca un espediente per far giungere dall'esterno le campane nella loro cella; tanto più che questa modifica è stata fatta sul lato in assoluto meno visibile dalla città. Il tetto è a padiglione. Il tipo di malta utilizzata induce a collocare cronologicamente il campanile nella seconda metà del sec. XII e comunque in un momento successivo alla consacrazione della chiesa (1141). Il campanile subì un restauro nel 1908 per opera dell'architetto Romeo Felicelli. Le attuali campane sono state fuse da Angelo e Felice Casini nel 1757 e 1758.

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S. Gregorio Nazianzeno - piazza Campo Marzio
L'antica chiesa di S. Gregorio Nazianzeno sorge sull'angolo sinistro del chiostro dell'ex monastero di S. Maria in Campo Marzio fondato, intorno alla metà dell'VIII secolo, dalle suore basiliane fuggite da Costantinopoli in seguito alla lotta iconoclastica. La chiesa, edificata, secondo la tradizione, per accogliere le reliquie del corpo di s. Gregorio Nazianzeno, fu oggetto di un rilevante restauro tra il 1061 e il 1071. A tale periodo o al tempo dei restauri successivi al Sacco di Roma del 1084, si fa risalire l'edificazione della torre campanaria che sorge a sinistra dell'edificio. Tale struttura, costruita interamente in laterizio, si eleva sopra un basamento per cinque piani, di cui il primo a bifore su robusti pilastri, i successivi a trifore su snelle colonnine marmoree e capitelli a stampella. Una cornice, di laterizi a denti di sega sormontati da modiglioni, scandisce ogni singolo piano, mentre due file di laterizi aggettanti sottolinea l'imposta degli archetti a loro volta rifiniti da una sottile cornice. Il campanile, che nel corso dei secoli ha subito il tamponamento di alcune trifore ed è interamente inglobato nelle costruzioni del monastero, è visibile da vicolo Valdina.

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S. Maria in Trastevere - Piazza S. Maria in Trastevere
Il campanile di S. Maria in Trastevere insiste sulla prime campate della navatella destra. La sua costruzione viene inserita nell'ambito del rinnovo della chiesa effettuato sotto Innocenzo II (1130-1143) e completato da Eugenio III (1145-1153). Fu in seguito restaurato nel 1600 e nel 1713. La struttura, alta m. 20, è costituita da un alto basamento (ora inglobato nella chiesa e nell'edificio adiacente) su cui s'impostano i quattro ordini superiori. Di base quadrata, il campanile ha il primo piano scandito da trifore a pilastro, il secondo e il terzo da doppie bifore su colonnine, il quarto da trifore su colonnine. Ogni piano è diviso dall'altro da cornici e mensole, tra le quali sono presenti mattoni rovesciati a forma di V: un tema decorativo riscontrato anche nei campanili di S. Maria della Luce e di S. Bartolomeo all'Isola. Cornici minori decorano gli archi correndo su tutti e quattro i lati. Nella muratura è stato riscontrato il reimpiego di materiale antico-romano. Il lato che guarda verso la piazza presenta, al secondo piano, un orologio del XIX secolo, inserito al posto delle doppie bifore. Sempre nel prospetto principale l'ultima trifora è sormontata da un'edicola che custodisce un mosaico su fondo oro rappresentante La Madonna con il Bambino. Le classiche scodelle di cotto colorato verde e rosso (XII secolo) completano infine la decorazione della superficie. Il campanile, che termina con una copertura a tetto, risulta aver avuto una campana del 1300 ora scomparsa; ne rimangono quattro, rispettivamente datate al 1580, 1600, 1667 e 1772, mentre al di sopra del tetto è installata la "letula".

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S. Prassede - Via di S. Prassede
Il campanile (sec. XIII) sorge all'estremità meridionale del braccio sinistro del transetto dell'antica chiesa di S. Prassede, inglobandone parte delle strutture. Una serie di affreschi decoravano l'interno della torre: segnalati per la prima volta nel 1806, sono molto frammentari, si svolgono su più registri e narrano le storie della vita di martiri e di santi le cui reliquie furono traslate in questa basilica. In questo ambiente si conserva ancora una finestra originale con la sua transenna in scagliola a cui si fece riferimento, nel 1937, quando furono ricostruite le due finestre sulla facciata della chiesa. Di forma rettangolare, la torre campanaria si innalza con un solo piano scandito da una coppia di bifore per lato poggianti su colonnine marmoree e capitelli a stampella. Una cornice formata da quattro aggetti laterizi a denti di sega corre a metà del piano, mentre la cella campanaria è rifinita inferiormente da una cornice a modiglioni e denti di sega orientati alternativamente verso destra e verso sinistra: tipo di ornamentazione che si fa risalire al momento in cui i Vallombrosani si insediarono all'interno del monastero. All'interno funzionano due campane del 1621.

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Ss. Rufina e Seconda - Via della Lungaretta
Della chiesa originaria non rimane che il campanile romanico datato alla prima metà del XII secolo. La torre campanaria, con base quadrata, è a tre ordini e presenta la consueta copertura con tetto a spiovente. I piani sono scanditi con l'eleganza di un disegno geometrico da una cornice aggettante costituita da una serie di mensolette marmoree, sotto le quali ne corre un'altra in laterizi disposta a denti di sega. Nella facciata di ciascun piano si aprono quattro bifore a doppio profilo; cornici minori, all'altezza delle arcate delle finestre, completano l'ornamentazione architettonica. Le bifore sono divise da una sottile colonnina dai capitelli pulviniformi, tipicamente di maestranza romana del XII sec. Alcune bifore, per evidenti problemi di staticità, risultano tamponate. La torre campanaria porta ancora i segni dell'insurrezione garibaldina del 25 ottobre 1867: contro gli zuavi delle truppe pontificie, che si erano asserragliati sul campanile di questa chiesa, combatté un gruppo di insorti al comando dell'eroina trasteverina Giuditta Tavani Arquati, barricati nel prospiciente edificio. Il campanile contiene due campane del sec. XVII.

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S. Saba - Piazza G. L. Bernini
Il campanile della chiesa di S. Saba, collocato all'estremità ovest della navata laterale sinistra, viene collocato cronologicamente alla stessa epoca della fabbrica principale della basilica, ovvero al periodo in cui questa venne affidata ai monaci cluniacensi, intorno al 1144. Tipico esempio di torre medievale con aperture a monofore, incorpora elementi di un antico edificio. Nella sua struttura originaria doveva presentarsi più alto, dal momento che in seguito alla fragilità costruttiva fu necessario dimezzarlo. Nel 1936 è stato inoltre rinforzato e coperto con una cuspide. Nel vano inferiore sopravvivono resti di pitture (vedi la scheda sulla chiesa. Le aperture monofore mettono in realzione questa torre con quella di S. Giacomo in Settimiano e quella di S. Sebastiano, tutte chiese poste in posizioni piuttosto marginali rispetto al centro abitato medioevale.

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Madonna del Divino Amore - Vicolo del Divino Amore
Nel rione Campo Marzio sorge una chiesa in origine dedicata a S. Cecilia perché eretta, secondo la tradizione, sul luogo in cui si trovava la casa paterna della Santa, così come riporta un cippo, conservato in sagrestia, datato al 1131. A questa data, che per convenzione si fa corrispondere a quella della consacrazione della chiesa stessa, dovrebbe risalire anche la costruzione del campanile che sorge a destra dell'ingresso all'edificio. La chiesa attuale non corrisponde più a quella originaria che, ridotta in uno stato ormai fatiscente, fu demolita per essere poi riedificata nel Settecento: nel 1729 iniziarono i lavori affidati all'architetto Filippo Raguzzini e nel 1731 la nuova chiesa fu consacrata. Unico avanzo della chiesa originaria medievale resta tuttavia il campanile che contrasta con l'aspetto esterno settecentesco. L'edificio che si sviluppa su quattro piani oltre la base, presenta solo tracce di bifore con pilastro nei due piani inferiori, mentre gli ultimi due ordini conservano le trifore su colonnine marmoree e capitelli a stampella. Sempre nei piani superiori è visibile la suddivisione degli ordini con cornice di modiglioni marmorei inserita tra due filari di laterizi. La decorazione della superficie è completata con l'inserimento nella cortina laterizia di scodelle di ceramica policroma. La struttura viene data alla metà del XII secolo. La cortina laterizia, completamente intonacata forse durante i lavori del Settecento, così da armonizzarla con la facciata della chiesa, è ritornata alla luce durante i restauri del 1994-95.

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S. Stefano del Cacco - Via S. Stefano del Cacco
La chiesa di S. Stefano del Cacco è ubicata dove sorgeva nell'antichità l'Iseo Campense, uno dei templi romani dedicati alla dea Iside. Il campanile si fa risalire al 1160, ossia all'epoca in cui la chiesa, costruita all'epoca di Pasquale I (817-824), fu ampliata per volontà dei nipoti di papa Innocenzo II, Quinzio e Nicola Papareschi. La torre campanaria oggi non è più visibile dall'esterno, perché inglobata nel 1607 dal Convento dei Padri Silvestrini. Dei suoi quattro piani sono ora visibili solo gli ultimi tre: sono aperti a trifore, per la maggior parte tamponate, sottese a una doppia ghiera. I piani sono scanditi da cornici costituite da fasce di laterizi, a denti di sega e orizzontali, separati da una fila di modiglioni. L'edificio si conclude con una cuspide piramidale sulla quale è posta una pigna di marmo bianco, a cui di deve l'antico appellativo "de Pinea" e che rimanda a quella di bronzo conservata al Vaticano che ha dato il nome al rione "Pigna". L'altro cognome "del Cacco" deriva invece da una statua del dio Thot, che doveva essere posta nei dintorni a ornamento dell'Iseo e che fu erroneamente interpretata come l'immagine di un macaco (da qui la storpiatura in Cacco); la statua è oggi conservata ai Musei Vaticani. L'edificio fu malamente restaurato nel 1835. La cella campanaria conserva una campana del 1480.

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S. Maria Nova - Piazza S. Francesca Romana
Il campanile della chiesa di S. Maria Nova (detta anche di S. Francesca Romana) nata nel IX secolo per sostituire la vicina S. Maria Antiqua (danneggiata dal terremoto dell'847), svetta con i suoi cinque piani sull'area del Foro Romano. Realizzato nell'ambito dei radicali lavori di restauro promossi da papa Alessandro III (1159-1181), che nel 1161 la riconsacrò, il campanile sorge in posizione arretrata, addossato alla navata sinistra, in contrasto con la facciata barocca della chiesa. Si tratta di uno dei più armoniosi campanili del romanico locale, a sezione quadrata e diviso in cinque ordini da cornici marcapiano in travertino. Doppie monofore (ora tamponate) ornano i primi due piani, mentre i restanti quattro piani hanno doppie bifore a colonne. Una piccola edicola marmorea sporge sotto il cornicione della cella campanaria, a protezione della Madonna mosaicata. Sulle colonne poggiano capitelli a stampella, piuttosto arcaici nel loro stile, al pari delle mensole marmoree dei grandi cornicioni, di insolita grandezza. Bacini di maiolica e croci equilatere in porfido completano la decorazione della superficie. Il campanile, rimasto intatto nella sua struttura muraria, ha ricevuto recenti restauri. La cella campanaria ospita un campana del 1801 e una del 1805.

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S. Eustachio - Piazza S. Eustachio
Il massiccio campanile di S. Eustachio si erge, in posizione arretrata, a sinistra della facciata settecentesca della chiesa. La sua costruzione segue le vicende dell'edificio ecclesiastico, edificato in età altomedievale e riconsacrato nel 1196 sotto Celestino III (1191-1198). La parte basamentale del campanile è infatti considerata più antica (1090 circa), mentre l'elevato si data alla fine del XII secolo. Dal momento che nel corso dei secoli ha necessitato di lavori di rafforzamento dei fianchi, già dal XVII secolo risultano tamponate le bifore dei vari piani, ad eccezione di quelle dell'ultimo ordine. La cella campanaria è aperta con doppie bifore su colonnine marmoree su cui poggiano capitelli a stampella. Cornicioni a modiglioni e laterizi a denti di sega scandiscono i singoli piani. La superficie doveva essere decorata in origine da trentaquattro scodelle policrome, poste in linea sopra le bifore degli ultimi tre piani. Quando nel 1701-1706 la chiesa venne ricostruita e rialzata, il campanile fu rinforzato alla base. Secondo una leggenda infondata, la cella campanaria ospiterebbe le campane provenienti dalla cattedrale di Castro, allorché questa città fu rasa al suolo; dall'inventario del 1727, conservato nell'archivio della chiesa, apprendiamo invece che la campana piccola fu fatta fare dal cardinale Costa nel 1403 e poi rifatta nel 1675 e nel 1861; la campana maggiore fu donata da Prospero e Simone de Prosperis nel 1629; la campana mediana fu fatta fare da Carlo Antonio Furinelli.

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S. Giorgio al Velabro - Via in Velabro
La deliziosa piazza del Velabro, ai piedi del Palatino, è dominata dall'imponente campanile della chiesa di San Giorgio, edificata a ridosso dell'Arco degli Argentari (sec. III d.C.). La torre campanaria fu costruita intorno al 1259, presso la navata sinistra, di cui includeva in origine un pilastro. Il campanile si appoggia su strutture molto più antiche; all'interno si individuano murature piuttosto irregolari, tipiche del IX secolo. La torre campanaria svetta con i suoi cinque piani, ripartiti da cornicioni aggettanti e alleggeriti da trifore. I tre piani inferiori hanno tre finestre, ora cieche, poggianti su pilastri e delimitate da uno stipite ornato nel mezzo; i due piani superiori presentano trifore aperte (quelle del quinto piano poggiano su colonnine marmoree e capitelli a stampella). A causa di un fulmine che nel 1837 danneggiò gravemente la stabilità del campanile, questo venne interamente ricostruito.

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Ss. Quirico e Giulitta - Salita del Grillo
Fra la maestosa solennità dei Fori di Traiano, Augusto e Nerva si colloca la chiesa dei Ss. Quirico e Giulitta, l'unica superstite fra quelle che sorgevano nella zona che fu denominata, in età medievale e moderna, dei Pantani, per la presenza degli acquitrini formatisi con l'occlusione della Cloaca Massima. Fondata nel VI secolo, la chiesa in origine era rivolta dalla parte della Suburra e con tale orientamento rimase per tutto il Medioevo. In origine il campanile si trovava a fianco della facciata; ma da quando nel 1584 fu ribaltato l'orientamento della chiesa, esso spicca nell'angolo sud-est, dalla parte dell'attuale abside. La torre campanaria, non ha subito nel corso dei secoli i frequenti restauri che hanno interessato la chiesa, pertanto risalta al di sopra delle moderne strutture con il suo aspetto romanico; viene datata al XII secolo, all'epoca di papa Pasquale II. Dalla base quadrata spiccano i 3 piani scanditi da trifore, di cui i primi due su pilastri, l'ultimo su colonnine, ricavate da marmi di spoglio, e capitelli a stampella. Cornici aggettanti con listelli, alternate a denti di sega e a modiglioncini marmorei, suddividono la regolare cortina laterizia. Nella cella campanaria si conserva una campana del 1721, opera dei fratelli Angelo e Felice Casini.

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S. Silvestro in Capite - Piazza S. Silvestro
Questo campanile è uno dei più interessanti esempi di campanile romanico in Roma, nonché una delle poche testimonianza medievali rimaste della chiesa. Esso è datato all'epoca dei papi Celestino III (1191-1198) e Innocenzo III (1198-1216), quando la chiesa, situata nei pressi della via Lata, subì generali lavori di restauro. Di base quadrata, la torre campanaria si eleva al di sopra del cortile della chiesa con i suoi sette piani, di cui il primo piano a doppie monofore, il secondo con trifore a pilastri e gli ultimi cinque con doppie bifore su colonne marmoree e capitelli a stampella. La parete laterizia è scandita sia da cornici di divisione fra i piani, sia da una cornice che gira sopra gli archetti e suddivide ulteriormente il singolo piano. Dischi di marmo completano la decorazione. Nel 1692 vi fu aggiunto un orologio costruito da Marino Simoneti da Parigi, mentre dopo il XIX secolo furono tamponate alcune finestre. Sulla sommità del tetto a spioventi era collocato un segnavento bronzeo a forma di gallo, rarissimo esempio dell'età medioevale, ora in restauro; simbolo di vigilanza, coraggio e prontezza, pare che tale emblema sia stato fuso nel bronzo per non essere un invito ai ladri che nei secoli precedenti avevano già tentato di rubare galli dorati.

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S. Salvatore alle Coppelle - Piazza delle Coppelle
Il campanile è l'unica parte oggi chiaramente riconoscibile della costruzione romanica di questa chiesa, completamente mascherata dai successivi interventi subiti nel Settecento e nell'Ottocento. A pianta quadrata, il campanile è costruito in laterizio ed è incluso nel perimetro dell'edificio ecclesiastico, dalla cui facciata è parzialmente coperto. L'unico suo lato visibile per intero è quello opposto alla facciata; esso mostra cinque piani, di cui i primi due aperti in monofore divise da un pilastro centrale, gli altri tre a trifore su colonne, oggi in gran parte tamponate; gli archetti sono sottolineati da un profilo molto semplice e un aggetto poco pronunciato. La struttura si fa risalire all'epoca di papa Celestino III (1191-1198), ed è coeva a quelli di S. Eustachio, S. Gregorio Nazianzeno e S. Giovanni a Porta Latina (con il quale presenta la maggior affinità nella distribuzione delle aperture). Il campanile ha le consuete cornici di divisione dei piani in laterizi tagliati a denti di sega entro un doppio corso di listelli, mentre la cornice al di sotto della grondaia presenta anche una fila di modiglioncini marmorei. Finito di restaurare nel luglio del 1996, conserva al suo interno una campana del 1664, mentre un'altra della prima metà del 1400, donata dalla Confraternita dei Sellai al tempo di Innocenzo VII, venne fusa nel 1849 per fabbricare un cannone a difesa di Roma.

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S. Cosimato - Via Roma Libera
Dell'antico monastero trasteverino fondato fra il 936 e il 949 dal nobile romano Benedetto, in onore dei due santi medici Cosma e Damiano, non rimane oggi che il protiro di accesso, il chiostro romanico (del XII sec. e considerato il più vasto di Roma), quello rinascimentale (sec. XV), la chiesa e la torre campanaria. Fino a poco più di cent'anni fa la grande abbazia era isolata nella verde campagna romana in una tranquilla solitudine, mentre oggi, stretta d'assedio dal traffico e dai palazzi, è stata trasformata in ospedale. All'interno il campanile si eleva tra le strutture moderne con i suoi 3 piani, il primo a bifore su pilastro, il secondo e il terzo a trifore su colonne e capitelli a stampella. Mentre una fila di laterizi leggermente aggettanti sottolinea gli archetti e prosegue sui quattro lati, la divisione dei singoli piani è ottenuta tramite una elegante cornice marmorea da attribuire ai rifacimenti di un campanile più antico, effettuati al tempo di Sisto IV (1481 circa). Tamponato in più parti, il campanile possedeva una campana del 1238 fusa da Bartolomeo Pisano conservata ora, insieme con altre vecchie campane e alcuni reperti di scavo, in un ambiente che precede l'antica sala capitolare, a est del chiostro. Attualmente (1999) il campanile è in restauro.

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S. Giacomo alla Lungara - Lungotevere della Farnesina
Percorrendo via della Lungara da Porta S. Spirito verso Porta Settimiana, sul lato sinistro, quasi in angolo con la salita del Buon Pastore, si trova la chiesa di S. Giacomo, risalente al IX sec. Accanto alla chiesa, si eleva la torre campanaria visibile dal Lungotevere. Esemplare di campanile romanico a monofore, fu costruito nel XIII secolo quando la chiesa fu affidata, ai tempi di papa Innocenzo IV (1243-1254), ai Silvestrini. Dall'analisi della struttura muraria sembra alquanto probabile che la torre campanaria derivi dall'adattamento di una torre precedente a cui apparterrebbe la muratura in laterizio di spoglio. Del campanile, chiuso fra edifici moderni, sono attualmente visibili due lati dello spigolo nord, scanditi da due cornici di modiglioni marmorei a loro volta racchiusi fra due file di laterizi a denti di sega.

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S. Lorenzo de Piscibus - Via Padre P. Pfeiffer
Il campanile di questa chiesa, nascosta dalla pesante mole degli edifici in via della Conciliazione, progettati dall'architetto Marcello Piacentini nel 1950, è visibile da Borgo Santo Spirito. La sua costruzione dovrebbe coincidere con quella della chiesa che, già parrocchia nel XIII e XIV secolo, si data intorno alla fine del XII secolo. Si eleva su pianta quadrata con alte bifore (su pilastri al piano inferiore e su colonnine nella cella campanaria); le arcate sono a doppio profilo. Ogni piano è scandito dalla consueta cornice divisionale, a laterizi posti a denti di sega, accompagnata dalla cornice mediana, sempre a denti di sega, che gira sopra gli archetti delle bifore. Nel piano terminale sono presenti una serie di modiglioni marmorei. Al principio del XVI secolo il campanile fu racchiuso, insieme con la chiesa, dal cinquecentesco palazzo Armellini e nel 1659 gli furono murate alcune bifore, liberate soltanto nel corso degli ultimi restauri che hanno restituito alla chiesa la sua semplicità romanica.

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S. Lorenzo in Lucina - Via in Lucina
La mancata attuazione di un progetto di facciata per la chiesa di S. Lorenzo in Lucina nel XVII sec., ha permesso che il bel campanile non venisse manomesso nella sua purezza architettonica. Attualmente incastrato tra la facciata della chiesa e l'ex convento, ora Caserma dei Carabinieri, il campanile in origine doveva elevarsi libero, sopra un'area sgombra di edifici. Sorge su una base quadrata che insiste sulla prima campata della navatella destra e si eleva per cinque piani. Di questi, i primi due hanno bifore a pilastro, mentre i successivi presentano doppie bifore su colonnine marmoree e capitelli a stampella. In origine era a sei ordini ma dell'ultimo, ridotto e trasformato in una sorta di piccolo attico, si intravvede la parte inferiore delle finestre cieche. La cortina laterizia è movimentata dalle cornici marcapiano (costituite da listelli in laterizio accompagnati da una fascia a denti di sega convergenti verso il centro) e dalle cornici all'imposta delle arcatelle, marcate da una semplice modanatura in laterizio. La decorazione della superficie è completata da dischi di porfido e scodelle in maiolica verde. Dal momento che per la sua costruzione furono accecate diverse finestre della navata centrale, è datato ad un periodo posteriore a quello della ricostruzione della chiesa, ossia all'epoca della riconsacrazione di Celestino III (1196). Durante la ristrutturazione del '600 vi fu aggiunta una piccola cella campanaria, mentre nel 1902 furono riaperti gli ultimi quattro piani e tolto un orologio collocatovi nel '700. La cella campanaria ospita due campane, una del 1606 e una del 1759; una terza campana cadde il 5 gennaio del 1577, distruggendo tre solai e uccidendo un chierico.

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S. Sisto Vecchio - Piazza Numa Pompilio
Questo campanile romanico si erge accanto alla facciata della basilica fondata nel V secolo sul tratto urbano della via Appia. La sua costruzione si fa risalire all'epoca delle trasformazioni della chiesa paleocristiana volute da papa Innocenzo III (1198-1216), poco prima di affidarla a s. Domenico, il quale vi fece aggiungere anche il monastero. La torre campanaria presenta tre ordini di trifore dalla duplice ghiera poggiante su capitelli a stampella e colonnine di spoglio di marmo bianco. Cornici mediane a denti di sega sono presenti anche nei cornicioni di divisione dei piani a racchiudere i modiglioni marmorei. Al tempo di Benedetto XIII, nel 1727, quando la chiesa fu ampiamente restaurata dal Raguzzini, il campanile fu intonacato. L'edificio ha riacquistato il suo aspetto romanico soltanto con i restauri degli anni 1930-35, a cui risale anche la scoperta della basilica primitiva. La cella campanaria, coperta con un tetto a quattro spioventi, conserva una campana fusa dal Lucenti nel 1817.

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S. Sebastiano sull'Appia - Via Appia Antica 136
Sulla via Appia, all'incrocio con via delle Sette Chiese, sorge sulla destra una delle sette basiliche giubilari romane, l'antica San Sebastiano. Nata a ridosso dell'importante complesso cimiteriale che ospitò per un certo periodo i corpi degli Apostoli Pietro e Paolo e, dal 290, quello del martire s. Sebastiano, la basilica fu oggetto nel corso dei secoli dell'interesse dei pontefici. Oltre ai restauri compiuti all'indomani dell'incursione saracena dell'846, la basilica fu interessata da importanti lavori sotto Onorio III (1216-1227) in seguito al ritorno delle reliquie del santo titolare, che erano state mantenute per lungo tempo in Vaticano. Nell'ambito della vasta campagna ricostruttiva di cui Onorio si fece promotore, nacque anche il campanile, oggi ampiamente trasformato. Visibile in alcune riproduzioni dei secoli passati, l'edificio si erge a sinistra della chiesa su tre piani: di questi il primo presenta una monofora, mentre il secondo e il terzo hanno delle bifore. La superficie laterizia è inoltre decorata da piccoli dischi di marmo, porfido e serpentino.

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S. Pudenziana - Via Urbana
Sulla terza arcata della navata laterale sinistra della chiesa, si eleva il campanile romanico di S. Pudenziana. E' costituito da cinque livelli. Al primo ordine si apre una bifora a pilastri che nel secondo si amplia in una trifora; i tre livelli superiori sono invece a trifore su colonnine marmoree e capitelli a stampella. Marcapiani in cotto a denti di sega scandiscono i piani intermedi. Una cornice a modiglioni, inseriti fra due file di laterizi a denti di sega convergenti verso l'asse centrale di ogni lato, suddivide i singoli piani. Sulla facciata anteriore una decorazione in porfido e serpentino disegna dischi e motivi cruciformi. La datazione precisa della torre campanaria resta alquanto dubbia per mancanza di documenti che ne attestino l'origine, anche se il particolare uso di trattare la malta "a falsa cortina" bene si accorda cronologicamente con la fase conclusiva, sotto Innocenzo III (1198-1216), degli importanti lavori di restauro che hanno interessato la chiesa.

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Ss. Giovanni e Paolo - Piazza Ss. Giovanni e Paolo
Grazie ai lavori di restauro fatti eseguire tra il 1948-1952 dal cardinale Spellman, il complesso dei Ss. Giovanni e Paolo è stato riportato all'armonia dei suoi particolari architettonici, e tutte le sue parti, compreso il campanile, sono stati liberati dalle superfetazioni che nel corso dei secoli ne avevano alterato l'eleganza e la struttura. Il campanile, a base quadrata e cotto rosso, sfrutta per le proprie fondazioni i solidi blocchi di travertino di un angolo dell'antico tempio dedicato all'imperatore Claudio, il Claudianum, elemento che dovette essere decisivo nel definirne la collocazione, altrimenti anomala per il suo genere. La sua costruzione avvenne in due fasi: l'erezione dei primi due piani risale alla prima metà del XII sec. e si deve al cardinale titolare Teobaldo; l'aggiunta degli utlimi cinque piani è opera invece del successore di Teobaldo, il cardinale Giovanni dei Conti di Sutri (seconda metà del XIII secolo). La differenza tra i due momenti costruttivi è evidente nella tecnica costruttiva. Alla seconda fase risale anche la decorazione della superficie laterizia con dischi di porfido e serpentino e scodelle di stile arabo-spagnolo, tra le più rare del tipo medioevale, provenienti da Malaga: mentre in fase di lavorazione del campanile l'inserimento delle ceramiche venne previsto fin dall'inizio, nei primi due piani le stesse vennero inserite nella muratura per scasso. Attualmente copie in terracotta sostituiscono le antiche ceramiche, staccate durante gli ultimi restauri per essere raccolte in un museo. Bifore a pilastro si aprono nei primi due ordini, mentre coppie di bifore con colonne lisce, tortili e scanalate con capitelli a stampella si aprono in quelli successivi; gli archetti sono tutti a doppia ghiera. La scansione orizzontale dei piani è ottenuta dalle cornici marcapiano costituite da due filari di laterizi a denti di sega con andamento opposto entro cui si inseriscono modiglioni marmorei. Ulteriore suddivisione è data dalle cornici all'imposta degli archi formate da una semplice fascia a denti di sega orientata verso lo spigolo della torre. Al secondo piano spicca un'edicoletta con due colonnine marmoree sorreggenti un tetto a due spioventi All'interno della cella campanaria si conserva una campana del 1580, fusa da Battista Lorda, una del 1714, la più grande, fusa da Giovanni Rolando, e una del 1849, la più piccola, fusa dai fratelli Lucenti.

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Annunziatella - via di Grotta Perfetta 591
Al IV miglio della via di Grotta Perfetta, presso la Via Ardeatina, si trova la chiesa di S. Maria Annunziata che, sicuramente di origini molto antiche, fu annoverata tra le nove chiese nel primitivo itinerario dei pellegrini. Ormai di fattezze moderne, la chiesa ricevette dei restauri sotto il pontificato di papa Onorio III di cui rimangono oltre a frammenti relativi alla decorazione e alla pavimentazione, anche il campanile che, come attesta una lapide conservata nella chiesa, sarebbe stato costruito nel 1220. La torre campanaria, attualmente intonacata, si eleva su tre piani, di cui quello alla base si apre con una feritoia e una piccola finestra ad arco, quello intermedio è privo di aperture, mentre la cella campanaria termina con monofore; due cornicioni, formati da mensolette marmoree tra filari di mattoni e dentelli, delimitano il piano intermedio tra la struttura massiccia della prima zona e la cella campanaria. Quando il cardinale Barberini fece restaurare la chiesa nel 1640, anche il campanile subì dei ritocchi.

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S. Eusebio - Piazza Vittorio Emanuele II
Nell'angolo nord della grande piazza Vittorio sorge S. Eusebio, una delle più antiche chiese di Roma. Restaurata fra VIII e IX secolo dai papi Zaccaria, Adriano I, Leone III e Gregorio IV, fu poi ricostruita dalle fondamenta durante il pontificato di papa Gregorio IX (1227-1241). La struttura subì poi restauri sotto Gregorio XIII, e un radicale rifacimento intorno al 1750 ad opera del cardinale titolare Enrico Enriquez. Nonostante l'aspetto attuale rimandi chiaramente agli interventi settecenteschi, della chiesa duecentesca rimangono a testimonianza l'antica abside e il campanile visibile dal cortile del monastero. Seppure inserito ancora dentro la struttura formale del romanico, il campanile sembra preludere quelle peculiarità architettoniche tipiche dell'arte gotica, riscontrabili nel maggiore slancio verticale delle trifore dei piani superiori e nelle colonnine sottili e sfilate; la sua datazione si colloca pertanto alla seconda metà del XIII secolo. La cella campanaria conteneva tre campane e un campanello.

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S. Nicola a Capo di Bove - via Appia Antica
Sulla via Appia, alla'altezza di via S. Nicola de' Caetani (di fronte al mausoleo di Cecilia Metella), sorge la chiesetta di S. Nicola, un raro saggio di costruzione gotica sacra in Roma. La chiesa sorge nella zona che in età medioevale fu denominata Capo di Bove per la presenza dei fregi a forma di cranio di bove che ornavano parte del mausoleo. L'edificio, databile intorno al 1302, epoca in cui il cardinale Francesco Caetani restaurò il castello donato alla sua famiglia da papa Bonifacio VIII (Caetani anch'egli), è a navata unica rettangolare e ha una facciata liscia a terminazione rettilinea. La chiesa è sormontata, sul lato sinistro, dal piccolo campanile a vela; si tratta di una struttura a facciata, isolata, con tetto a spioventi, e concluso a frontone, con due nicchie arcuate per ospitare le campane.

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S. Nicola in Carcere - Via del Teatro Marcello
A destra della chiesa sorta sui resti dei tre templi pagani del foro Olitorio, sorge il campanile di S. Nicola in Carcere. La massiccia struttura è giustificata dal fatto che l'edificio in origine era una torre appartenente alle fortificazioni dei Pierleoni, che si sviluppavano sia alle spalle della chiesa fino al fiume sia verso il Campidoglio. La stessa chiesa ne faceva parte come la presenza dello stemma Pierleoni e di tombe confermano. Dal momento che non sono presenti le caratteristiche architettoniche tipiche dei campanili romanici romani è molto difficile stabilire la data di trasformazione da elemento difensivo a campanile. Unico elemento sicuro è rappresentato dalle campane, in origine due, fuse da Guidotto Pisano: mentre una di esse è stata trasferita nella chiesa di S. Gregorio Magno alla Magliana (piazza Certaldo 85), quella rimasta conserva l'iscrizione che rimanda all'anno 1289, e a Pandolfo Savelli che la commissionò. Una terza campana, più piccola, proviene dalla demolita chiesa di S. Maria dei Cerchi e si data al 1831.

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S. Francesco da Paola - Piazza S. Pietro in Vincoli
La chiesa di S. Francesco di Paola, fondata nel 1623, utilizza come campanile una vecchia torre medioevale che si affaccia su Piazza S. Pietro in Vincoli. Si tratta della Torre dei Margani, o più comunemente detta dei Borgia per analogia con l'omonimo palazzetto, edificata nel XII secolo su base quadrata e speroni di rinforzo. La torre presenta un coronamento a beccatelli che risale ai lavori commissionati dai Margani tra la fine del XIV e l'inizio del XV secolo. Dopo essere stata anche di proprietà degli Orsini nel XV secolo, nel 1623 fu acquistata dal sacerdote calabrese fondatore della chiesa di S. Francesco di Paola, probabilmente anche ideatore della sua trasformazione in campanile. In tale occasione la torre fu sopraelevata con una cella campanaria ancora visibile.

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S. Maria Maggiore - Piazza S. Maria Maggiore
Sull'alto del colle Esquilino svetta il campanile romanico più alto (75 metri) e forse il più bello della città. Costruito all'epoca di Gregorio XI, tra il 1375-1376, esso sfrutta una base quadrata del sec. XI-XII (con tutta probabilità pertinente a un campanile precedente). Fu successivamente rialzato e completato sotto il cardinale Guglielmo d'Estouteville, arciprete della basilica fra il 1445 e il 1483, a cui si deve anche, per fini statici, la grossa volta a crociera di divisione tra la parte inferiore e il primo piano. Sotto Giulio II (1503-1513) fu dotato di una nuova cuspide di piombo sulla quale si staglia la croce infissa su una palla di rame dorato; infine fu restaurato sotto Paolo V. Nei primi anni dell'Ottocento fu munito di un orologio. Dopo i restauri da poco ultimati che ne hanno rimesso in luce l'originaria policromia, il campanile è visibile in tutta la sua maestosità. I primi due ordini presentano doppie monofore che si trasformano, nei tre piani successivi, in bifore binate su colonnine marmoree inscritte in una monofora, a preludio di quelle rinascimentali. La decorazione della superficie è completata da piatti concavi di maiolica verde associati a liste di marmo bianco. I singoli piani sono sottolineati da grandi cornicioni divisionali, a mensolette di marmo molto ravvicinate inserite fra file di laterizi, ripresi anche nelle cornici mediane. Un'ulteriore cornice marmorea che corre su tutti e quattro i piani sotto l'imposta degli archetti, scandisce ulteriormente la verticalità della struttura. La campana più grande conservata nella cella campanaria è del 1289, fusa da Guidotto Pisano per interessamento dei Savelli; le altre campane risalgono ai secc. XVI-XIX. Tra queste, una è detta "la sperduta": essa suona alle due di notte per il voto di un pellegrino che una notte non si perse per la Campagna Romana grazie ai suoi rintocchi. Il campanile conservava anche la campana donata da Alfano, camerlengo di Callisto II (1119-1124), che, rimossa sotto Leone XIII, si conserva oggi nei Musei Vaticani.

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S. Agnese fuori le Mura - via Nomentana 349
Il campanile, a cui i restauri del 1956-1960 e del 1972-1973 hanno ridato le linee originali, sorge addossato al muro della chiesa, dalla parte dell'abside. Nonostante venga per la maggior parte considerato un edificio rinascimentale, esso è in realtà composto di due opere murarie sovrapposte. La parte inferiore, eseguita a blocchi di tufo intervallati da filari di mattoni con frammenti marmorei sporgenti, ha infatti forma di tozza torre con finestrelle rettangolari e una arcuata, ora chiuse; la sua datazione si potrebbe collocare all'epoca di Pasquale II che, nel 1122 affidò la custodia della basilica a monache benedettine. Al di sopra si eleva invece la parte fatta costruire dal cardinale Giuliano della Rovere (1480-1490), composta da due ordini di bifore in travertino su archetti a pieno centro, del tipo in voga alla metà del XV secolo, su progetto forse di Baccio Pontelli. I due piani quattrocenteschi sono distinti da cornici in travertino e ornati da una fascia di bacini e croci, smaltati a monocromo, posti in posizione simmetrica. Su due di essi (a nord e a ovest) si legge inoltre la c.d. benedizione di S. Agata, che si trova riprodotta sulle campane sin dal sec. XII-XIII. Il cardinale de' Medici nel 1600 e i Canonici nel 1696 fecero consolidare il campanile puntellandolo con rozzi speroni, poi demoliti in occasione dei restauri del 1972-1973. La cella campanaria ospita tre campane, la più antica fusa da Giovanni Giardini nel 1707, quella piccola fusa nel 1769, la più recente eseguita nel 1973 dalla Fonderia Lucenti.

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S. Caterina dei Funari - Via dei Funari
Sul luogo in cui sorge la cinquecentesca chiesa di S. Caterina dei Funari, sorgeva nel Medioevo la chiesa di S. Caterina domne Rosae, poi conosciuta come S. Caterina dei Funari, dai fabbricatori di funi che solevano lavorare nella zona circostante. Alla piccola chiesa, edificata nel IX secolo ad una sola navata, fu aggiunto nel XII secolo un campanile ricavato da una delle torri che, insieme con la Torre del Melangolo (ora inglobata in Palazzo Patrizi), sorgeva a controllo di uno dei principali nodi urbani della città. Quando nel 1564 la chiesa fu ricostruita, anche l'antico campanile fu trasformato. Mentre al piano inferiore mensole e archetti, a guisa di beccatelli, sporgono ancora a sorreggere la parte superiore, quest'ultima presenta una cella campanaria sormontata da due zone a pianta ottagonale che si restringono fino a terminare in una piccola cupola. Il campanile di S. Caterina quindi non è assolutamente medioevale nelle forme attuali, benché inglobi strutture appartenenti al Medioevo.

 


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