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chiese medioevali entro le mura rione ponte

 

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Chiese medioevali di Roma


Rione V Ponte
S. Lucia della Tinta

Altre chiese entro le Mura
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Nota
In questa sezione sono descritte le chiese entro le Mura di Roma che ancora conservano cospicui resti medioevali a loro pertinenti già in origine. Le singole descrizioni privilegiano gli aspetti storici e artistici medioevali, mentre tralasciano la storia e le opere posteriori. Sono qui escluse: le chiese fuori le Mura; le chiese rifatte in età moderna; le chiese medievali scomparse; le chiese nel Vaticano; le basiliche maggiori.


titolo
Il sito di Roma Medioevale

A cura di
Fabrizio Alessio Angeli
Elisabetta Berti

© 2001-2012 Roma (I)
Associazione SestoAcuto
Tutti i diritti riservati

Salvo diversa indicazione,
tutti i testi e le fotografie
sono dei curatori.

Questa pagina è stata aggiornata il 16.09.2007

S. Lucia della Tinta (Via di Monte Brianzo 61)
L'ampio settore del rione Ponte che si affaccia sul Tevere fu in passato difeso dalle Mura di Aureliano con torri e posterule (piccole porte che si aprivano sulla cinta muraria), di cui nessun avanzo si conserva ai giorni nostri. Il ricordo tuttavia è rimasto nella toponomastica: oltre alla scomparsa via delle Posterule, che un tempo costeggiava il fiume, sono attestate in zona le chiese di S. Cecilia de Posterula (oggi conosciuta come Madonna del Divino Amore), S. Maria de Posterula (scomparsa, ma già ricordata nel sec. XI e indicata prope montem Augustum, cioè presso il Mausoleo d'Augusto, nell'area dell'attuale S. Girolamo degli Schiavoni), S. Biagio de Posterula (anch'essa scomparsa), un'altra S. Maria de Posterla (anch'essa scomparsa, che si trovava quasi dirimpetto all'albergo dell'Orso); e infine S. Lucia quattuor portarum, fortunatamente ancora esistente e oggi meglio conosciuta come S. Lucia della Tinta. La chiesa è dedicata a una Lucia, nobile martire romana, di cui, secondo la tradizione, all'interno della chiesa, si venerava il corpo, insieme a quello del fratello Geminiano; non si tratta quindi né della santa siracusana né della terziaria di S. Domenico, che si accecò per non cadere nella tentazione che esercitava su di lei un bel giovanotto. L'edificio già esisteva al tempo di papa Silvestro II come conferma un'epigrafe del 1002 ritrovata alla metà del sec. XVII da Giovanni Antonio Bruzio sotto la scalinata vicino all'altare di S. Antonio: Ego quidem Romanus indignus presbiter fer ab incunabulis edoctus adque nutritus in ecclesia sce. Lucia que est iusta posterulam IIII portarum posita... nunc facio de bonisq ... qua potui eam dotavi terram et porcaricia mei romani ... et aliud petium de vinea positum iusta aliam vineam in loco q. dicitur carcere et tertia partem vinee. La chiesa è citata con la stessa denominazione nel Catalogo di Parigi del 1230. In un atto del 1278 è ricordato il canonico della chiesa Giovanni di Romanuccio, che fece restaurare il complesso e che è citato anche in due bolle del 13 settembre 1289 e del 13 marzo 1290 di Niccolò IV (1288-1292). Sul lato destro della chiesa esisteva anche un cimitero. A quest'epoca possiamo forse collocare l'unico resto della costruzione medioevale che ancora si conserva, ossia l'abside visibile da via del Leonetto: è di tipico aspetto medioevale, in laterizio e cornice a dentelli di sega che corre sotto l'imposta del tetto. A partire dal sec. XV la chiesa risulta denominata S. Lucia de la Tincta, in relazione all'attività dei tintori nella zona: l'arte di tingere la lana e la seta veniva esercitata in questa area perché il luogo era adatto all'acquisto della legna (proprio da queste parti è infatti attestata una Torre della Legnara oggi scomparsa) e all'esposizione al sole delle matasse che i tintori facevano asciugare sia sulle basse pareti dei loro fòndachi (magazzino e alloggio di mercanti) sia sulla riva del fiume a cui portava la posterula. Nel 1580 la chiesa fu restaurata a cura della Compagnia dei Cocchieri ed il 2 dicembre dello stesso anno fu citata da Michel de Montaigne, residente all'Albergo dell'Orso. Nel 1628 il papa Paolo V concesse il patronato della chiesa alla famiglia Borghese, che provvide a restaurarla. Nel 1911 S. Lucia della Tinta fu nuovamente restaurata e, nel costruire il vespaio per il nuovo pavimento, fu rinvenuto un pavimento cosmatesco, distaccato e trasferito davanti all'altare maggiore. L'interno, a una sola navata, non conserva null'altro di medioevale.

 


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