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chiese medioevali entro le mura rione regola

 

In questa pagina:

Chiese medioevali di Roma


Rione VII Regola
S. Maria in Monticelli
S. Salvatore in Onda

Altre chiese entro le Mura
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Nota
In questa sezione sono descritte le chiese entro le Mura di Roma che ancora conservano cospicui resti medioevali a loro pertinenti già in origine. Le singole descrizioni privilegiano gli aspetti storici e artistici medioevali, mentre tralasciano la storia e le opere posteriori. Sono qui escluse: le chiese fuori le Mura; le chiese rifatte in età moderna; le chiese medievali scomparse; le chiese nel Vaticano; le basiliche maggiori.


titolo
Il sito di Roma Medioevale

A cura di
Fabrizio Alessio Angeli
Elisabetta Berti

© 2001-2012 Roma (I)
Associazione SestoAcuto
Tutti i diritti riservati

Salvo diversa indicazione,
tutti i testi e le fotografie
sono dei curatori.

Questa pagina è stata aggiornata il 16.09.2007

S. Maria in Monticelli (Via di S. Maria in Monticelli)
S. Maria in Monticelli è l'antica chiesa parrocchiale del rione Regola (sembra che fosse appellata anche S. Maria in Arenula). Di origine altomedioevale (le notizie più antiche risalgono a Eugenio I: 654-657), prende il nome, probabilmente, dalla collocazione o su una collinetta o su un piccolo rialzo formatosi su ruderi di edifici antichi: rialzo che si è più volte dimostrato un grande vantaggio nel caso di inondazioni (per esempio quella del 1598). Nel Medioevo la chiesa era assai più monumentale che non adesso: si presentava come una basilica con portico, a tre navate suddivise da archi a tutto sesto poggianti su colonne di granito, di pavonazzetto e di bigio (oggi tutte inglobate nei pilastri moderni), con decorazioni in marmi pregiati, pavimento cosmatesco (del 1227) e mosaico absidale. Gli interventi medioevali più importanti si ebbero sotto papa Pasquale II (1101, testimoniato dal Liber Pontificalis che già la appella in Monticelli), e sotto Innocenzo II che la riconsacrò il 6 maggio 1143. Di questo episodio rimane la seguente epigrafe oggi presso l'ingresso della sagrestia: Santificans aulam pater Innocentius istam / ne cui servisset sic libera iussit ut esset / quod tunc praesentis laudarunt pontificis tres / Conradus Stephanus Albricus cum foret annus / ternus millenys deciesq. quaterque decenus / et quartus decimus patris huius pontificatus / et sextum solem maius revocaret in orbem. Presso la porta si vede dipinta la testa di un pontefice la cui tiara ha due corone (fu Bonifacio VIII a mettere il doppio serto, triplicato poi da Clemente V). I restauri di Francesco Azzurri (1860) diedero alla chiesa l'aspetto attuale (la facciata è di Matteo Sassi). Nella seconda cappella a sinistra si conserva un bel Crocifisso trecentesco, mentre nell'abside un frammento del mosaico del sec. XIII (Il Salvatore in trono fiancheggiato da figure di Santi) mostra la testa del Redentore dal nimbo cruciforme. L'immagine è molto rimaneggiata e presenta un'accentuata schematizzazione lineare - per esempio nella capigliatura - e una espressione fredda e stanca: l'opera, di modesta qualità, dimostra il perpetuarsi, sotto Pasquale II o Innocenzo II di una forte tradizione bizantineggiante.

 


S. Salvatore in Onda (Via dei Pettinari)
La chiesa di S. Salvatore in Onda è ricordata per la prima volta in una bolla di Onorio II del 1127 che menziona un presbiter Crescentius Salvatoris in unda tra i rettori della Romana Fraternitas. Inizialmente fu intitolata ai Ss. Salvatore e Cesario; ma forse perché nei pressi già esisteva una chiesa di S. Cesario (oggi scomparsa), rimase soltanto la prima intitolazione. La chiesa fu detta in unda a causa delle inondazioni del Tevere alle quali fu continuamente soggetta. La chiesa attuale risale alla fine del sec. XI. In un codice della Biblioteca Apostolica Vaticana è riprodotto un affresco che un tempo si trovava nella chiesa: esso raffigurava un vecchio monaco a nome Bonino - identificato con il fondatore - nell'atto di tenere in mano una chiesa con campanile. Nelle parti alte del fabbricato sopravvivono parti di muratura medioevale. Tra la fine del XVII e la prima metà del XVIII secolo la chiesa fu rialzata e coperta a volta; nel corso dei lavori vennero soppresse le finestre ad arco acuto, mentre le colonne furono nascoste entro pilastri. I lavori del 1878 hanno rimesso in luce le dodici colonne lisce o scanalate (quattro di granito, tre di marmo bianco, due di bigio lumachellato, una di cipollino, una di greco fasciato, una di pavonazzetto) insieme ai capitelli romani corinzi e compositi; qualcuno di essi è di epoca medioevale (IX-XII secolo). Sotto il presbiterio si trova la cripta medioevale appartenente alla prima edificazione della chiesa; vi si accede per il tramite di una scala in muratura posta attualmente nella Casa dei Pallottini. In origine però la cripta doveva possedere due ingressi laterali ai lati dell'attuale presbiterio, in fondo alle navate minori. La cripta (che insiste sui resti di un edificio romano del II sec. d.C.) ha pianta rettangolare e le colonne romane, o meglio i rocchi di colonne, sostengono delicate volte a crociera. Lungo tutte le murature sono incassati resti architettonici di età imperiale a cominciare da due esili colonne, alcuni ovuli di capitelli e pezzi di trabeazioni. La costruzione medioevale attesta il riutilizzo di qualsiasi elemento trovato abbandonato, utilizzato per creare le murature stesse. I rocchi di colonne appartengono allo stesso elemento portante; questo è stato tagliato in tre pezzi ma solo due sono stati riusati (il terzo non si sa che fine abbia fatto). I capitelli ionici appartengono ad edifici spogliati o ormai distrutti, così come il grande capitello corinzio che funge da altare. Nel corridoio d'ingresso al Ritiro (a sinistra della chiesa) si conservano alcune memorie epigrafiche dell'antica Chiesa di S. Salvatore.

 


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