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chiese medioevali entro le mura rione borgo

 

In questa pagina:

Chiese medioevali di Roma


Rione XIV Borgo
S. Lorenzo de Piscibus
Ss. Michele e Magno

Altre chiese entro le Mura
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Nota

In questa sezione sono descritte le chiese entro le Mura di Roma che ancora conservano cospicui resti medioevali a loro pertinenti già in origine. Le singole descrizioni privilegiano gli aspetti storici e artistici medioevali, mentre tralasciano la storia e le opere posteriori. Sono qui escluse: le chiese fuori le Mura; le chiese rifatte in età moderna; le chiese medievali scomparse; le chiese nel Vaticano; le basiliche maggiori.


titolo
Il sito di Roma Medioevale

A cura di
Fabrizio Alessio Angeli
Elisabetta Berti

© 2001-2012 Roma (I)
Associazione SestoAcuto
Tutti i diritti riservati

Salvo diversa indicazione,
tutti i testi e le fotografie
sono dei curatori.

Questa pagina è stata aggiornata il 16.09.2007

 

S. Lorenzo de Piscibus (Via padre P. Pfeiffer)
La data di fondazione della chiesa di S. Lorenzo de Piscibus, altrimenti detta S. Lorenzino, sembra essere remotissima: la tradizione la attribuisce a S. Galla (vissuta nella seconda metà del VI secolo). Alcuni studiosi sostengono che l'edificio risalga al IX secolo, sebbene notizie certe si abbiano solo dalla fine del XII secolo. A quell'epoca essa era già denominata S. Lorenzo de píscibus o S. Laurentio Piscium (come compare nel Catalogo di Cencio Camerario, al n° 72 della nostra numerazione). Tali appellativi derivano probabilmente da una vicina contrada chiamata piscina, ove si teneva un mercato del pesce. Il Catalogo di Torino (al n° 98) ci informa che la Ecclesia sancti Laurenti de Piscibus habet sacerdotem et clericum. Nel Cinquecento la chiesa risulta affidata alle Clarisse, le quali tuttavia, sotto Leone X (1513-1521), furono trasferite in altra sede. La chiesa passò allora a una comunità laica proveniente da S. Spirito in Sassia per poi essere addirittura inglobata in un maestoso palazzo patrizio, di proprietà del cardinale Francesco Armellini. Nel 1659 fu completamente ricostruita, in forme barocche, dalla potente famiglia dei Cesi, duchi di Acquasparta; ulteriori restauri furono eseguiti durante il pontificato di Clemente XII (1730-1740) dall'architetto Domenico Navone, che ampliò la chiesa con un lungo atrio e una nuova facciata comunque inglobata in un isolato affacciato sull'attuale piazza Pio XII. Nella prima metà del XX secolo, quando fu decisa la demolizione della spina di Borgo, il monumento si salvò dalla distruzione, ma venne nascosto dietro la mole pesante degli edifici di via della Conciliazione, terminati nel 1950. Sconsacrata e trasformata in deposito, S. Lorenzo fu poi oggetto di un intervento di restauro che la ricondusse alle presunte linee romaniche originali, cancellando gli interventi successivi e spogliandola degli arredi barocchi. L'interno, largamente rifatto, è diviso in tre navate divise da undici colonne antiche di spoglio; la copertura è a capriate lignee. Pareti e abside sono in mattoni di cotto a vista senza alcun tipo di decorazione. In fondo alla navata centrale, una porta conduce in un cortile interno, su cui prospetta la facciata, affiancata sulla sinistra da un piccolo campanile romanico del XII secolo. Nonostante gli ampi rifacimenti, si riconoscono ancora ampie porzioni della muratura originale, celata per secoli sotto intonaci e stucchi barocchi.

 

titolo

Ss. Michele e Magno (Salita Ss. Michele e Magno)
Fondata probabilmente nel IX secolo, forse da Leone III (795-816), la chiesa appartenne alla Schola dei Frisoni; parti di murature pertinenti alla primitiva chiesa carolingia sono venute alla luce nel 1937 sotto il pavimento della chiesa attuale (a sinistra dell'ingresso). Nel 1084 questa chiesa fu teatro della lotta tra l'imperatore Enrico IV (che risedette proprio nella schola dei Frisoni) e i normanni di Roberto il Guiscardo sopraggiunti per liberare Gregorio VII: è ciò fu probabilmente la causa che portò alla distruzione della chiesa primitiva. La ricostruzione della chiesa sembra che si debba all'antipapa Anacleto II; ma fu il suo rivale, papa Innocenzo II a consacrarla solennemente il 30 gennaio 1141. La chiesa fu poi restaurata da Clemente VIII (1592-1605), da Urbano VIII (1623-1644), da Benedetto XIII (1724-1730), da Benedetto XIV (1740-1758) e da Clemente XIII (1758-1769), che la riconsacrò solennemente nel 1759. Ulteriori lavori di restauro e di consolidamento furono eseguiti nel 1860 e nel 1908. Nonostante gli interventi moderni, l'ossatura della chiesa è ancora quella romanica, benché quasi completamente celata dalle sovrastrutture posteriori.
Significative tracce della costruzione medioevale possono essere individuate all'esterno sotto il timpano della facciata, nella zona absidale (ove sono visibili le cornici a modiglioni e denti di sega) e lungo il muro esterno della navata laterale posta a sud . Nell'abside si trovano tre finestre strette, oggi murate. All'interno, l'impianto basilicale a tre navate era in origine diviso da due filari di sette colonne marmoree collegate da archi. Gli interventi settecenteschi hanno nascosto le colonne nei quattro pilastri e nelle mura che affiancano il presbiterio. I tasselli nelle navate laterali permettono comunque ancora oggi di localizzare i sostegni originari. Il Torrigio (Narrazione dell'origine dell'antichissima chiesa dei Santi Michel'Angelo e Magno vescovo e mart., Roma 1629) ricorda la presenza di arredi cosmateschi. Nella navata centrale si conserva tuttora una piccola parte del pavimento originale cosmatesco. In controfacciata si conservano due epigrafi. La prima, oggi mutila, recita: […] Mariae se […] / beati Nicolai, Quat […] / torum et Sanctorum XXXX et S. D […] / praesentibus venerabilib[…] / patribus domno Aimerigo can[…] / et Gerardo cardinale S. Cru […] / et GG. S. Mariae et Octaviano S. Ni […] / lai, Rainerio S. Prissce, Ottone S. / Georgii, Haec et cetera studio et indu / stria domni Stephani Venerabi / lis archipresbyteri ibidem praesidente facta / sunt. Fortunatamente alla fine del XV secolo, Pietro Sabino trascrisse il testo che lui leggeva ancora completo: In nomine Domini anno eiusdem MCXLI temporibus domni Innocenti II papa anno eius XI, mense januar, die XXX, indictione IIII, haec ecclesia consecrata est a praedicto domno et venerabili summo pontificie Innocentio cum duabus altaribus. In maiori siquidem altari, celebravit idem domnus pontifex missam ad honorem beati Michaelis; ibique recondita sunt de ligno crucis, de lapide sepulchri, de pane ordeacio; ubi suint reliquiae S. Andreae, S. Dionysii, SS. Cosmae et Damiani, S. Cesarii, tunicam de crate S. Laurentii, Sulpiciae, Serviliani et S. Magni et S. Agathe. Secundum vero altare consecratum est a domno Currado Saviniensi Romane ecclesiae vicario ad honorem beatae Mariae semper Virginis et beati Nicolai, IIII Coronatorum et Sanctorum XXXX et S. Damasi; praesentibus venerabilibus patribus domno Aimerigo cancellario et Gerardo cardinale S. Crucis et GG. S. Mariae et Octaviano S. Nicolai, Rainerio S. Prissce, Ottone S. Georgii, Haec et cetera studio et industria domni Stephani Vener. archipresbyteri ibidem praesidente facta sunt. Da qui risulta che l'altare che si trova nell'abside venne consacrato da papa Innocenzo II, il 30 gennaio del 1141. In questa occasione il papa dedicò l'altare all'arcangelo Michele, deponendovi alcune reliquie. Due cardinali, i cui nomi sono incisi nell'iscrizione, diverranno in seguito papi: il cardinale Caccianemici dell'Orso, che sarà papa Lucio II (1144-1145) e il cardinale Corrado che prenderà il nome di Anastasio IV (1153-1154). La seconda epigrafe ricorda invece la leggenda della scoperta del corpo di s. Magno a Fondi e la sua traslazione a Roma. La lunga iscrizione, datata all'inizio del XIV, riporta anche il monito a non danneggiare per nessun motivo la chiesa, pena la scomunica e la dannazione eterna. Davanti all'altare maggiore è infine posta la pietra tombale di Wilhelmus, arciprete di S. Michele, morto il 19 maggio del 1424. Il sotterraneo della chiesa fu impiegato nel Basso Medioevo come cimitero. Prima del 1756 c'erano almeno tre grandi lastre di pietra attraverso le quali i cadaveri venivano calati giù. Queste lastre di pietra furono incorporate nel pavimento con i lavori di restauro negli anni 1756-1759.

 


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