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chiese medioevali entro le mura rione esquilino

 

In questa pagina:

Chiese medioevali di Roma


Rione XV Esquilino
S. Antonio Abate
S. Bibiana
S. Eusebio
S. Margherita

Altre chiese entro le Mura
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Nota

In questa sezione sono descritte le chiese entro le Mura di Roma che ancora conservano cospicui resti medioevali a loro pertinenti già in origine. Le singole descrizioni privilegiano gli aspetti storici e artistici medioevali, mentre tralasciano la storia e le opere posteriori. Sono qui escluse: le chiese fuori le Mura; le chiese rifatte in età moderna; le chiese medievali scomparse; le chiese nel Vaticano; le basiliche maggiori.


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Il sito di Roma Medioevale

A cura di
Fabrizio Alessio Angeli
Elisabetta Berti

© 2001-2012 Roma (I)
Associazione SestoAcuto
Tutti i diritti riservati

Salvo diversa indicazione,
tutti i testi e le fotografie
sono dei curatori.

Questa pagina è stata aggiornata il 16.09.2007

S. Eusebio (Piazza Vittorio Emanuele II)
Secondo un'antica tradizione, la chiesa sorge sulla casa del prete Eusebio (sec. IV) fatto morire di stenti dall'imperatore Costanzo II, tradizione che sembra suffragata dai resti di una casa romana venuti alla luce sotto la chiesa. Il Liber pontificalis ricorda che papa Zaccaria nel 750 restaurò il tetto della chiesa che era crollato; successivi interventi si ebbero, tra l'VIII e il IX secolo, sotto Adriano I, Leone III e Gregorio IV. Nel sec. XIII la chiesa fu ricostruita dalle fondamenta e riconsacrata ai Ss. Eusebio e Vincenzo da papa Gregorio IX nel 1238. Affidata nel sec. XV ai monaci Celestini, dopo l'estinzione dell'Ordine passò nel 1820 ai Gesuiti. Della chiesa duecentesca non resta quasi nulla: aveva tre navate con quattordici colonne, una schola cantorum ed affreschi parietali con Scene del Vecchio e Nuovo Testamento; unica testimonianza dell'epoca, il campanile romanico visibile dal cortile. Nel portico si conserva la lapide dell'antica consacrazione, in origine posta presso l'altare maggiore: +Ann. Dni. MCCXXXVIII indictione. XI mense martii quarta feria maioris edomade quadragesime domnus Gregorius papa nonus consecravit hanc ecclesiam in honore beatorum Eusebii et Vincentii cum tribus altaribus quorum maius altare confessoris ipsius manibus propriis consecravit statuens ut omni anno a quarta feria maioris edomade quadragesime usque ad octavam dominice resurrectionis. hanc ecclesiam visitantes millis annis et centum viginti dierum de iniuncta sibi penitentia indulgentiam consequantur. E' invece oggi scomparsa la lastra tombale terragna di Giovanni Paolo dell'importante famiglia romana dei Capocci; in essa si leggeva la seguente iscrizione: Hic requiescit nobilis vir Ioannes Pauli Capoccius de regione Montium qui obiit anno domini MCCCXXXII mens. febr. die XIV cuius anima requiescat in pace. Amen.

 

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S. Margherita (Via Carlo Felice)
L'Oratorio di S. Margherita è trattato nella sezione Le Mura Aureliane nel Medioevo (Tratto Porta San Giovanni - Porta Maggiore).

 

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S. Antonio Abate (Via Carlo Alberto 2)
Nel 1259, il cardinale Pietro Capocci dispose per testamento che quasi tutte le sue ricchezze fossero devolute alla costruzione di un ospedale riservato agli affetti dal Fuoco di S. Antonio presso la chiesa (oggi scomparsa) di S. Andrea Cata Barbara. La disposizione fu puntualmente eseguita dai cardinali Ottone vescovo di Tusculo e Giovanni Gaetano Orsini, il futuro papa Niccolò III. La fabbrica, iniziata nel 1262, fu terminata nel 1266, anno in cui papa Clemente IV ne nominò il primo rettore. L'ospedale - che dalla vicina chiesa prese il nome di S. Andrea - era probabilmente una semplice grande sala con altare nel fondo. Quando nel 1289 l'Ordine Antoniano subentrò nella gestione dell'ospedale, alla primitiva denominazione si aggiunse quella di S. Antonio, destinata a prevalere dal XIV secolo in poi. Fissata in questa zona dell'Esquilino la propria sede definitiva, gli Antoniani promossero la costruzione di nuova chiesa che fu fondata nel 1308; di essa non si conosce nulla di questa costruzione, eccetto che aveva una cappella dedicata al Ss. Sacramento. Nel secolo XIV il priore dell'ospedale godeva del curioso privilegio di poter assistere in alcuni giorni al pranzo del papa, affinché potesse portar via quanto avanzava dalla mensa per nutrire infermi dell'ospedale. L'edificio fu restaurato dalle fondamenta nel 1481, mentre l'aspetto attuale interno si deve agli interventi voluti dall'abate Danthon (sec. XVIII). L'attuale facciata risale invece agli anni Trenta del sec. XX; essa ingloba un pregevole portale romanico, che è l'unica testimonianza superstite dell'antico ospedale. Esso fu probabilmente eretto dai Vassalletto, come sembra desumersi dalle sfingi ai lati dell'arco, riscontrabili nel chiostro lateranense e nel candelabro di Anagni, loro sicure opere. Sul portale è incisa la seguente epigrafe edificatoria: Dns. Petrus. Capoc. card. mandavit. costrui. hospitale. i. loco issto et dni. O. Tuscul. eps. et. i. Gaietan. card. executores et fiei. fecerunt p. aa. dni. Pet. Capoc. Lungo la parete della navata sinistra della chiesa sono murati vari frammenti di bassorilievi con ornati ad intreccio e pavoni, provenienti dagli scavi del 1930: presumibilmente essi sono pertinenti alla chiesa di S. Andrea Cata Barbara e dovevano far parte di un piccolo ciborio od ambone, databile tra il IX ed il X secolo.

 

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S. Bibiana (Via G. Giolitti 154)
Secondo il Liber Pontificalis, la chiesa fu fondata da s. Simplicio papa nel 467 nella zona detta ad ursum pileatum, corrispondente agli antichi Horti Liciniani. Nel 682 Leone II vi trasferì i corpi dei martiri Simplicio, Faustina e Viatrice, traendoli dalla catacomba di Generosa alla Magliana. Nel 1224 Onorio III restaurò l'edificio facendovi erigere accanto un monastero per le monache che vi rimasero sino all'epoca di Eugenio IV (1431-1447); il monastero, situato quasi dirimpetto alla facciata della chiesa, andò distrutto durante i restauri di Urbano VIII che conferirono alla costruzione l'aspetto attuale. Dell'antica chiesa rimane veramente ben poco. All'esterno sono scomparse le tracce delle pitture (che si vedevano ancora alla fine del sec. XIX), tra cui campeggiava il ritratto di Onorio III, accompagnato dalla seguente iscrizione: …felicis recordationis Honorius pp. tertius, VII anno pont., in honorem beatae Bibianae virginis et martyris conserv. All'interno, il colonnato (costituito da materiale di spoglio) e la soprastante muratura, visibile sulle navatelle, restituiscono parzialmente l'aspetto della primitiva chiesa. Lungo i muri delle navatelle sono oggi inserite alcune lastre tombali (in origine terragne) dei secc. XIV-XV. Tra esse se ne segnala una con la seguente iscrizione: Hic requiescit ven. et religiosa dna. Viviana de salvectis civis romana abbatissa huius ven. monasterii anno dni. MCCCXXXV. Un'altra epigrafe (sec. XIII) posta da una badessa del monastero a memoria dei lavori da lei promossi per la decorazione dell'altare di Simplicio (Ad honorem s.Simplici, ego Eufrosina humilis abbatissa hoc opus fieri iussi) scomparve probabilmente in occasione dei restauri secenteschi.

 


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