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Torre della Cecchignola

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(indice alfabetico)

 

Note
In questa sezione sono descritte le fortificazioni medioevali esterne alla Mura di Aureliano (ma comunque all'interno dell'ambito territoriale odierno di Roma) che conservano cospicui resti medioevali. La sezione è ancora in lavorazione.

titolo
Il sito di Roma Medioevale

A cura di
Fabrizio Alessio Angeli
Elisabetta Berti

© 2001-2012 Roma (I)
Associazione SestoAcuto
Tutti i diritti riservati

Salvo diversa indicazione,
tutti i testi e le fotografie
sono dei curatori.

Questa pagina è stata aggiornata il 05.10.2008

Tor Marancia
1. Lato sud-ovest del complesso (foto Giorgio Clementi)

Torre della Cecchignola (Via Vassalle)
Oggi la via Ardeatina, subito dopo l'incrocio con via di Tor Carbone e via di Vigna Murata, svolta decisa a sinistra puntando verso il bivio di Fioranello; in antico invece, continuava diritta, seguendo l'asse oggi ricalcato da Via della Cecchignola - Via di Tor Pagnotta - Vicolo del Bel Poggio, in direzione di Castel di Leva. Tutto questo tratto era controllato da diverse vedette tra cui va annoverata l’alta Torre della Cecchignola del XIII secolo, inserita in un complesso rurale poi trasformato in residenza nobile.
In una bolla di papa Onorio III (1216-1227), relativa al patrimonio del monastero dei Ss. Bonifacio e Alessio sull'Aventino, la tenuta della Cecchignola compare con il nome di Pilliocti vel Cicomola, mentre nel XV la tenuta stessa è annoverata tra le proprietà del cardinal Bessarione; dopo una serie di passaggi, in età moderna fu infine acquistata dai Torlonia.
La torre, alta oltre 30 metri e costruita con tufelli regolari e scaglie di selce, è originale per circa due terzi dell'altezza, mentre la sopraelevazione in tufelli, le terrazze e lo sperone di rinforzo sono frutto di vari interventi post-medioevali. La torre è munita di finestre rettangolari con stipiti marmorei ed è protetta, insieme al casale, da un recinto merlato parzialmente conservato.

La tenuta della Cecchignola è caratterizzata da una notevole ricchezza di acque: sono tuttora esistenti un piccolo fiume (il Fosso della Cecchignola) e una sorgente, mentre un laghetto, fotografato ancora nel 1908, è oggi  prosciugato.

Cecchignola 1908
2. Il laghetto della Cecchignola nel 1908 (Foto Fina)

Proprio l’abbondanza di acque è all’origine del toponimo, anche se probabilmente non nella forma di solito citata. Secondo l’interpretazione prevalente, il termine Cecchignola deriverebbe dalle cicogne che si potevano avvistare presso il laghetto. L’ipotesi non è inverosimile di per sé; infatti molte località, che si trovano lungo le rotte di migrazione, ancor oggi portano nomi che richiamano la cicogna (Cicognara, Cicognolo, Cicognola, Cicognaia, Ciconia, Cicogni ecc.); va detto però che la maggior parte dei paesi citati si trovano nell’Italia settentrionale.
A nostro giudizio, il toponimo è invece legato alle attività produttive connesse alla presenza delle acque. Un rudere in cortina laterizia è stato identificato come l'unico elemento superstite di un mulino pertinente al complesso medioevale: probabilmente è stato proprio questo mulino a dare il nome alla tenuta. Questa infatti fa la sua prima apparizione nelle fonti archivistiche con il il nome di Pilliocti vel Cicomola. Ora, Pilliocti sembra derivare etimologicamente da pila, termine che si trova impiegato (sia in latino che in italiano) per indicare i mortai di vario genere; in particolare nel Medioevo lo troviamo utilizzato anche per indicare sia i recipienti di pietra in cui si battevano le stoffe nelle gualchiere tramite un meccanismo azionato da una ruota idraulica, sia la macchina delle cartiere usata per triturare i cenci e ridurli in pasta. Si noti che nel latino classico, pila ha la medesima radice del verso pinso (o piso), che significa macinare, triturare, pestare, mentre l’italiano pillare è sinonimo (oggi desueto) per indicare pigiare.
Passando ora a Cicomola, è presumibile che questo nome sia un errore di trascrizione per Ciconiola, termine che potrebbe sì derivare da cicogna, ma non dall’animale, bensì dall’omonima macchina idraulica per attingere acqua dai canali (il suo movimento riproduceva quello della cicogna quando questa si abbassa per bere); in questo senso abbiamo un importante riferimento in Leonardo da Vinci: «farai prima una cicognola che si parta dal basso del monte» (cit. in Enciclopedia Italiana, s.v. Cicognola). Interessante è a questo proposito un disegno di Jacques Besson (Theatrum instrumentorum et machinarum Iacobi Bessoni…, Lione, 1578): «Macchina che porta l'acqua ad una torre con l'uso di una cicogna», riprodotta nel sito web dell'Istituto Datini.

Alla luce di tutto ciò, è lecito supporre che il toponimo Pilliocti vel Cicomola indichi esattamente il mulino che sorgeva accanto alla torre e che sfruttava il fosso e la sorgente, tramite forse una qualche conduttura forzata.
E' peraltro significativo che la prima attestazione del toponimo Cicomola/Ciconiola corrisponda proprio alla prima massiccia diffusione in Europa dei mulini ad acqua, per convertire l'energia idraulica in lavoro meccanico (sec. XII-XIII).
Nella sempre preziosissima pianta di Eufrosino della Volpaia del 1547, accanto alla torre è raffigurato un edificio iconograficamente coerente a un mulino ad acqua; vale anche la pena di sottolineare per inciso che Eufrosino nomina il complesso proprio con il termine Cicognola, di leonardesca memoria.

Consulta anche il sito: castellodellacecchignola.it

Eufrosino della Volpaia
3. Eufrosino della Volpaia, Paese di Roma, 1547 (part.)

 


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