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torri medioevali fuori le mura torre selce

 

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Torre Selce

Ripresa aerea di Torre Selce
con Microsoft Virtual Earth

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(indice alfabetico)

Note
In questa sezione sono descritte le fortificazioni medioevali esterne alla Mura di Aureliano (ma comunque all'interno dell'ambito territoriale odierno di Roma) che conservano cospicui resti medioevali. La sezione è ancora in lavorazione.



titolo
Il sito di Roma Medioevale

A cura di
Fabrizio Alessio Angeli
Elisabetta Berti

© 2001-2012 Roma (I)
Associazione SestoAcuto
Tutti i diritti riservati

Salvo diversa indicazione,
tutti i testi e le fotografie
sono dei curatori.

Questa pagina è stata aggiornata il 18.10.2007

Torre Selce

Torre Selce deve il suo nome o alle scaglie di selce con cui è rivestita o alla presenza di un’antica via (una silex traversa) nelle sue immediate vicinanze, forse da identificare con la strada (citata in un documento del 1140) che conduceva a un abbeveratoio pubblico (il Lacus domini Papae) fatto allestire da Callisto II (1119-1124).
Piuttosto controversa è la questione secondo cui Torre Selce vada identificata con la Turris de Arcione o de Arcionibus (in relazione agli archi dell'acquedotto della villa dei Quintili), di cui si trova notizia in  documenti del XII secolo. Benché prevalente, questa supposizione si scontra a nostro giudizio con la possibilità che la Turris de Arcione o de Arcionibus si debba identificare con le fortificazioni della vicina Villa dei Quintili.
La torre, databile alla prima metà del XII secolo, s'innesta sui resti di un grande mausoleo antico (al cui riguardo non si è rinvenuto alcun frammento d’iscrizione utile a qualificarlo) con un sistema di pilastri disposti a stella sui muri divisori interni del tamburo. Su tali pilastri venne impostata una serie di archi in laterizio, alcuni dei quali sono ancora ben conservati. L’alzato si presenta in opera incerta in blocchetti di peperino e selce con fasce bianche di frammenti di marmo. Nonostante i robusti contrafforti, della torre oggi rimangono in piedi soltanto due lati e mezzo. Le pareti presentano nicchie e fori per le travature lignee; una volta a crociera in muratura sosteneva l'ultimo piano. Sono ancora conservate alcune finestre prive di stipiti.

Il rivestimento a fasce e la notevole altezza fanno scorgere Torre Selce anche da grandi distanze e dovevano permettere una facile comunicazione con altre torri e fortificazioni della zona.
In un disegno del Catasto di Alessandro VII (sec. XVII) Torre Selce è raffigurata come una costruzione merlata racchiusa da un alto recinto (che fu presumibilmente eretto utilizzando i massi di peperino del tumulo antico), munito di feritoie e coronato da merli: questo antemurale, oggi quasi completamente scomparso, contribuiva certamente a rendere la torre difficilmente espugnabile.

torre selce

Poche sono le notizie storiche su questa piccola fortezza. Sulla base dell'identificazione di Torre Selce con la Turris de Arcionibus si è voluto ricondurre la proprietà di questa torre alla famiglia Astalli. Da un atto del 1° novembre 1131 risulta infatti che un certo Grisottus de Baruntio, cognato di un Astallus, vendette al monastero di S. Gregorio la sesta parte della turris de Arcionibus. In un atto dell’Archivio di S. Maria Nuova del 4 gennaio 1140 risulta che la torre spettasse a Pietro di Astaldo de Colosseo, indicato come proprietario di una torre sull’ottavo miglio, plus minus, fuori  porta San Giovanni (per notizie riguardanti la famiglia Astalli, si veda la scheda dedicata alla Villa dei Quintili).
Come abbiamo già evidenziato però, è tutt’altro che certa l’identificazione di Torre Selce con la Turris de de Arcionibus. In realtà la prima indubbia citazione di Torre Selce è in un documento del 1150 in cui l'imperatore Corrado III cedette la Turris de Sclaceis (evidente corruzione di silicis) ai monaci di S. Gregorio. Questi ultimi rimasero a lungo proprietari del luogo: ne sono conferma gli atti di papa Innocenzo IV  (12 luglio 1243) e di Bonifacio VIII (17 giugno 1299).

Guarda la ripresa aerea di Torre Selce
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Torre Selce

 


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