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cristiano fedi magnanapoli

 

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Cristiano Fedi, Magnanapoli. Roma bizantina tra Goti e Longobardi: una “Nea Polis” ai limiti della città

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Il sito di Roma Medioevale

A cura di
Fabrizio Alessio Angeli
Elisabetta Berti

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Questa pagina è stata aggiornata il 09.11.2013

Largo Magnanapoli
Roma, Largo Magnanapoli (Archivio Medioevo.Roma)

In Italia, dalla fine del V secolo d.C., si erano stanziati gli Ostrogoti di Teoderico il Grande, capaci di creare un regno stabile e potente che assicurò pace e floridezza alla Penisola per più di un trentennio. Capitale del nuovo regno divenne Ravenna, dove Teoderico si insediò con la sua famiglia e la sua corte. Morto il re, il dominio dei Goti sull'Italia si indebolì ma continuò ancora per alcuni decenni fino a quando sul trono di Costantinopoli non salì l'ambizioso Flavio Anicio Giuliano, meglio conosciuto come Giustiniano.
Questi voleva ricreare l'unità politica e territoriale del defunto impero romano e ciò era possibile solamente manu militari, conquistando e smantellando tutti quei regni barbarici sparsi qua e là per l'Europa e l'Africa, che avevano colmato il vuoto di potere creatosi in tutte le provincie occidentali dell'ex impero.
Fu così che Roma e la Penisola intera piombarono in un vortice di sangue e devastazione con lunghi e logoranti assedi, saccheggi e battaglie per mare e per terra combattuti tra gli eserciti mercenari dei bizantini e le truppe ostrogote. Ebbero inizio le guerre greco-gotiche e con loro uno dei capitoli più bui e difficili dell'Italia altomedievale, durato quasi un ventennio, dal 535 al 553. Le città, violate e depredate, si spopolarono e gli inermi abitanti si rifugiarono nelle campagne devastate.
La genti italiche, latini e barbari, unite fino a quel momento da una pacifica convivenza fondata sul reciproco rispetto dei propri compiti, straziate da anni e anni di continue violenze, epidemie e carestie, ne uscirono prostrate ed abbrutite. A tutto questo sfacelo, non si sottrasse Roma, che dopo alterne vicende fu strappata definitivamente agli Ostrogoti e passò sotto il dominio bizantino.
Costantinopoli estendeva la sua egemonia alla Penisola con l'Esarcato d'Italia, amministrando quei territori un tempo dominio degli Ostrogoti.
Capitale dell'Esarcato era Ravenna, dimora ufficiale dell'Esarca, cioè del vicerè che governava la regione per conto dell'imperatore, oltrechè sede della flotta navale bizantina e del grosso dell'esercito.


Roma fu quindi relegata a semplice cittadina di provincia ai margini dell'impero, governata da funzionari imperiali inviati da Bisanzio, ai quali era affidata la supervisione degli uffici pubblici e dei palazzi imperiali sul Palatino, la gestione della zecca cittadina e il comando di una piccola guarnigione di soldati dislocata in città. Nonostante la guerra si concluse con la vittoria di Bisanzio, la situazione in tutta Italia rimaneva critica e ben lontana dall'essere pacificata, poichè sconfitti e dispersi i Goti, calarono in Italia le orde longobarde, che esacerbarono se possibile quel già drammatico clima di tensione e paura nel quale (soprav)vivevano le genti italiche.
Ciò imponeva una costante allerta militare, evidente soprattutto nelle città più importanti e strategiche dell'Esarcato, quali Ravenna, Roma e Perugia, dove erano concentrate le truppe e i presìdi militari.


E proprio a Roma è giunto fino a noi attraverso i secoli il ricordo di uno di questi presìdi, allestito su uno spiazzo in cima ad una piccola altura, poco fuori l'abitato. Mancando completamente sia ritrovamenti archeologici che fonti storiche che ne parlino, ignoriamo la reale entità ed estensione di questo acquartieramento militare (campo trincerato? caserma in muratura? quartiere militare?) che possiamo immaginare, visti i tempi che correvano, dovesse sfruttare i resti delle antiche mura serviane ancora oggi al centro dell'aiuola di largo Magnanapoli.


Giovann Battista Nolli, Nuova Topografia di Roma (1748), part.

Possiamo ipotizzare che l'accampamento, nato come semplice “campo militare” per ospitare gli alloggiamenti delle truppe bizantine, magari anche temporaneo, nel tempo sia diventato più grande e “tangibile”, fino a divenire una vera e propria cittadella fortificata, ovvero una “nea polis” nella lingua greca dei bizantini, fino ad assurgere a punto di riferimento topografico per i romani.
Se pensiamo all'odierno largo Magnanapoli, sicuramente non ci sfuggirà come per raggiungerlo dai Fori o da piazza Venezia sia inevitabile inerpicarsi lungo ripide salite (via IV Novembre e Salita del Grillo) o scalinate (via Magnanapoli). Ebbene, se consideriamo che per tutto l'alto medioevo, con qualche eccezione, le case non si spingeranno oltre la via Lata alla falde del Quirinale e la Suburra, capiamo l'importanza di questa altura, da dove si dominava l'abitato sottostante e da dove sarebbe dovuto necessariamente passare un eventuale esercito invasore proveniente dalla Porta Salaria o Nomentana (ed in effetti sappiamo che l'esercito goto assediò la città proprio nei pressi della Porta Salaria). La posizione privilegiata del colle non passò quindi inosservata ai bizantini, che forse già ai tempi delle guerre greco-gotiche installarono sulla sua cima un acquartieramento militare.
Con i longobardi in Italia, ancora una volta Roma fu investita appieno da una nuova, ennesima, ondata di miseria e disperazione, dovendo accogliere entro le sue mura decine di migliaia di anime che abbandonarono le campagne messe a ferro e fuoco. I longobardi non cercarono mai di espugnare Roma, ma la loro pressione era comunque insostenibile, essendo sempre concreta la possibilità di una eventuale incursione dentro le mura urbiche e ciò spiegherebbe perchè a guerra finita rimaneva ancora ndispensabile un manipolo di soldati a difesa dell'Urbe.
Con il passare del tempo Costantinopoli, lontana non solamente per un fatto di geografia, invischiata sempre più a fondo nella difesa del suo impero orientale, perseguì una politica di disimpegno che chiaramente investì anche Roma. Non riuscendo o non volendo più impegnare risorse per il pagamento delle truppe a difesa di Roma, piano piano la guarnigione venne territorializzata, attingendo alla leva locale. Per tale ragione venne indetto un bando di arruolamento, cioè un “bannum”, nei pressi dell'accampamento, nel frattempo diventato una cittadella fortificata, e dal bando indetto nella città nuova, “bannum nea polis”, spuntò fuori per corruzione il nostro Magnanapoli.
Non sappiamo quando e perchè la “Nea Polis” cadde in rovina e fu abbandonata ma quello che è certo è che la memoria dell'antica vocazione militare della zona rimase viva per molti secoli ancora, come ci ricorda la vicina Torre delle Milizie, costruita nel Duecento a difesa della Contrada Miliciarum.

 


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