francesca persici ss. abbondio e abbondanzio a rignano
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Rignano
La Catacomba di S. Teodora
La chiesa dei Ss. Abbondio e Abbondanzio Esterno. L'altro monumento è la chiesa dei ss. Abbondio e Abbondanzio. L'edificio ad aula unica si compone di più parti, dovute alla varietà di materiale utilizzato nelle diverse modifiche e ricostruzioni apportate (l'ultimo restauro accertato risale agli anni settanta a cura dell'Amministrazione Provinciale di Roma). La chiesa sembra risalire ai tempi di Ottone III (980-1002), e forse fatta costruire come risarcimento per la traslatio dei corpi dei santi martiri a Roma. La parte posteriore, nel lato sud orientale, è in laterizi interposti a marmi altomedievali, mentre la zona absidale è a tufelli. Per quanto riguarda la data, studiosi come Trimarchi o Messineo non sono completamente concordi, elaborando teorie oscillanti in un periodo storico fra il X-XI secolo e il XIII-XIV secolo. Tra l'attuale entrata e le tracce visibili dell'entrata originaria si innalza esternamente il campanile della chiesa (costruito sfruttando il contrafforte). La struttura è a tre piani con bifore, sorrette nel primo piano da pilastri e nei due superiori da colonnine; una sottile risiega in mattoncini sottolinea gli estradossi delle arcatelle continuando sui fianchi con una cornice a beccatelli in laterizio. Anche in questo caso gli studiosi non sono concordi nel fissare la data di costruzione, proponendo date diverse comprese fra il IX e il XIII secolo.
La cripta. L'interno della chiesa è diviso in campate da arconi ogivali in tufo che si scaricano su pilastri addossati alle pareti, con capitelli, ornati con una croce greca, intervallati in origine da una serie di affreschi, di cui restano purtroppo solo brevi accenni (lembi di vestiti) nella parete opposta all'entrata, vicino all'abside. Nel presbiterio sopraelevato si trovano la mensa e il sedile in pietrame. A destra dell'abside c'è l'entrata che porta alla cripta trapezoidale, realizzata in tufi e laterizi intonacati, coperta con volta a botte ribassata. Si può chiaramente distinguere una semicolonna in marmo bianco e altre due che incorniciano i lati di uno stretto e breve corridoio, che porta alla scoperta di un'immagine incredibilmente bella e ugualmente terribile: la figura di un S. Michele. Il suo volto, frontale, presenta dei tratti naturalistici, che suggeriscono un'idea di terza dimensione (labbra carnose, mano destra, i capelli), mentre la linea è usata per definire il chiaroscuro. Le due ali (per quello che si riesce a vedere) non sono ben definite, ma il colore bianco usato tende a dare l'idea di lucentezza e candore, requisiti propri di un angelo così "gerarchicamente" vicino a Dio. L'affresco è parzialmente rovinato.
Interno. La zona dell'abside è decorata nell'arco trionfale con la scena dell'Apocalisse e con una Sacra Famiglia nella conca sottostante. Nell'affresco dell'arco predominano un rosso cangiante, che definisce il perimetro del timpano, con una linea dritta e marcata, e zone verdi, che aiutano l'occhio a definire i particolari anatomici delle varie figure. Nonostante i segni del tempo, l'affresco è ancora nella sua maggior parte visionabile (anche se la poca luce che filtra dalle finestre suggerisce l'utilizzo di fonti luminose artificiali). Le figure occupano la superficie con un andamento sinuoso, accentuato dalle linee flessuose che accompagnano i movimenti del corpo, che tende verso il centro, dove troviamo, all'interno di un clipeo, la figura maestosa del Cristo Pantocrator, che con gesto solenne benedice i fedeli, mentre il suo sguardo severo li ammonisce. Un ammonimento rivolto verso il comune destino che attende gli uomini e ulteriormente sottolineato da un'altra figura, altrettanto maestosa è solenne: l'Agnello Mistico, simbolo della cristianità e sinonimo di grazia e giustizia. Ciò che colpisce maggiormente è senza dubbio questa grandiosità delle figure e della scena che tutte insieme rappresentano: il giorno del Giudizio Universale.
La chiesa di ss. Abbondio e Abbondanzio è come un'apparizione, protetta da una vegetazione che le conferisce un aspetto ancora più isolato. Ma non c'è solitudine, solo silenzio. Il silenzio necessario alla preghiera al raccoglimento. Quando si varca la soglia la prima reazione è di incertezza, ma il senso di inquietudine lascia presto il posto ad uno più intenso di curiosità e di profondo rispetto per un luogo che è sopravvissuto ai secoli e agli uomini. Testo e fotografie di Francesca Persici |