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enzo valentini la torre delle milizie

 

In questa pagina:

Enzo Valentini,
La Torre delle Milizie

L'Autore

titolo
Il sito di Roma Medioevale

A cura di
Fabrizio Alessio Angeli
Elisabetta Berti

© 2001-2012 Roma (I)
Associazione SestoAcuto
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Questa pagina è stata aggiornata il 09.09.2007

Enzo Valentini, La Torre delle Milizie

Saggio tratto da "Cronache Medievali. Quadrimestrale di studi medievali", n°7 ( 2002), p.8, per gentile concessione dell'Autore e delle Edizioni Penne & Papiri.


La torre delle Milizie è uno dei monumenti più cospicui della Roma medievale; la sua gigantesca mole si eleva nella parte alta del colle Quirinale, sovrastando maestosa a tutti gli altri monumenti della Città Eterna... La Turris Militiarum faceva parte di un fortilizio o quartiere fortificato, composto di vari fabbricati raggrupati intorno ad un cortile, nel cui centro sorgeva isolata l'altissima torre che ne costituiva il maschio... La base è formata da un solido monolite di muratura che da un lato si appoggia sopra le fondamenta di qualche edifizio romano il quale, non cedendo sotto il peso della mole, ha fatto inclinare la torre da un lato. La base monolitica è attraversata verticalmente da un pozzo quadrato il quale forse comunicava con una cisterna ed ora sbocca in un vano che, in epoca più tarda, fu scavato entro il massiccio della muratura. tale struttura monolitica fu usata per distribuire il peso enorme dell'edificio sul terreno poco compatto e lo proteggeva dal pericolo di essere minato con l'ariete o scalzato da sotto le fondamenta. Anticamente l'altissima torre era a tre piani, formati da tre rastremazioni esterne della cortina, il paramento interno rimanendo continuo.Il corpo intermedio è costruito a costoloni per diminuire il peso dell'edificio ed ottenere maggiore rigidità; la merlatura che lo coronava era posta in aggetto e poggiava sopra a mensole di marmo di cui alcune ancora esistono. Tra le mensole v'erano senza dubbio i machecoulis. La terza ed estrema parte fu forse elevata in secondo tempo».
Così, con questo lungo brano, Gelasio Caetani, discendente di papa Bonifacio VIII, descriveva la più imponente torre medievale di Roma, che probabilmente deve il suo nome al fatto che in questo luogo si fossero accampate, dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, le militiae bizantine d'occupazione. La sua costruzione si può far risalire ai tempi di Innocenzo III (1198-1216).
Alla fine del XIII secolo era in possesso della famiglia degli Annibaldi e, tanta era l'importanza della torre, che questi nobili portavano il titolo di dominus Militiarum o de Militis.
Il 23 novembre 1301 fu venduta, con altri beni di Roma e dintorni, da Riccardo Annibaldi a Pietro Caetani. A quel tempo il fortilizio era formato probabilmente dalla torre stessa e da fabbricati di considerevole mole, poiché un cronista medievale parla di palatio Militiarum; da un documento del 1296, inoltre, apprendiamo che sotto l'edificio si trovava un palazzo con sala, camera e loggia, ove "... i signori Annibaldi e poi Caetani ricevettero e compirono gli atti di domino". Sotto i Caetani la torre venne rinforzata e ingrandita, divenendo una delle più formidabili fortezze di tutta Roma, paragonabile forse a Castel Sant'Angelo.
Nel maggio e nel giugno 1312 l'imperatore Arrigo VII di Lussemburgo, quando sostò a Roma per la sua incoronazione, scelse la Torre delle Milizie come base contro i Guelfi, pur lasciando la proprietà ai Caetani. Nel 1332 questi ultimi vendettero la torre ai Conti, i quali, però, dopo due anni rescissero il contratto per il cattivo stato di manutenzione e le precarie condizioni statiche, vizi di cui non erano stati avvisati al momento della firma.
«Lo stato di rovina qui accennato non deve recar meraviglia se si considera che la torre ogni anno rimaneva colpita e squarciata dal fulmine e che le case, il palazzo ed i fortilizi certamente ebbero molto a soffrire dalle tumultuose vicende di quegli anni». Ed infatti, nella notte tra il 9 e il 10 settembre del 1348, il violento terremoto che produsse molti danni nella città provocò la caduta al suolo del terzo piano, e originò un cedimento del terreno, che fu la causa dell'inclinazione ancora visibile.
Il 19 maggio 1546 la torre è di proprietà dei fratelli Girolamo e Federico Conti, proprietà che manterranno sino al 1572. In quegli anni Raffaello Sanzio, in una lettera a papa Leone X, citava la torre delle Milizie come esempio di costruzione realizzata utilizzando resti di antichi edifici: «scrostavano li muri antichi per torre le pietre cotte, e pestavano li marmi e con essi muravano, dividendo con quella mistura le pareti... come ora si vede a quella torre che chiamano della Milizia».
Nel 1563 fu edificato il monastero di Santa Caterina, la cui estensione arrivava fino al palazzo del principe Giovan Battista Conti, proprietario della torre delle Milizie. Nel 1574, le Terziarie di Santa Caterina, che si erano dovute adattare ad ambienti più angusti, ottennero una parte delle costruzioni risparmiate dalla demolizione del convento causata dai lavori voluti da Sisto V per l'ampliamento di un tratto di strada. Il 26 marzo 1619 comprarono per 1800 scudi da Camillo dei Conti la torre, con palazzo e giardino, ed il 24 febbraio del 1628 Urbano VIII autorizzava la costruzione della chiesa di Santa Caterina. I successivi lavori di ampliamento della chiesa provocarono danni alla vicina torre: un'iscrizione conservata all'interno dell'edificio recita: «a dì 12 dicembre 1698 esser piombata la torre per di dentro dalla cima fino al masso incontro la... e si trovò di trapiombo palmi due et un sesto».
La sua posizione panoramica ha alimentato la leggenda secondo la quale Nerone si fosse goduto, dalla sua cima, lo spettacolo dell'incendio di Roma: anche se è storicamente dimostrata la sua origine medievale, per molti romani la torre della Milizie è ancora la torre di Nerone.

Enzo Valentini

 



Vincenzo Valentini - Nota bio-bibliografica
Nato a Civitavecchia nel 1953, attualmente vive e lavora a Nettuno. Appassionato inizialmente di storia antica e di etruscologia, ha successivamente dirottato i suoi interessi verso la storia dei cavalieri templari e del medioevo. Dal 1985 è socio della LARTI (Libera Associazione Ricercatori Templari Italiani) e dal 1988 ne è segretario nazionale; da qualche anno collabora anche con l'Associazione "Pavalon" (Laboratori di Studi Templari per le Provincie Meridionali) di Barletta.
Nel 1992 ha fondato la casa editrice Edizioni Penne & Papiri che, oltre ad essere specializzata in pubblicazioni sulla storia medievale e templare, organizza convegni, conferenze e mostre sul tema. Dal maggio 2000 è direttore responsabile del periodico "Cronache Medievali", quadrimestrale di studi medievali delle Edizioni Penne & Papiri.
Oltre a numerose relazioni presentate durante i convegni della Larti ha pubblicato, con le Edizioni Penne & Papiri, le seguenti monografie: "Santa Maria in Carbonara, chiesa templare di Viterbo"; "I Templari a Civitavecchia e nel territorio"; "I Templari nella provincia di Latina", "I Templari in Ascoli Piceno e nel territorio", "Bibere templariter: i rapporti fra Templari e produzione vitivinicola".
Nel 1989, insieme a Bianca Capone ed a Loredana Imperio, ha pubblicato "Guida all'Italia dei Templari" (Edizioni Mediterranee, Roma; ristampa aggiornata nel 1997), mentre del 1996 è "La guerra dei Templari", edito a cura della Pro Loco di Castignano (Ascoli Piceno); attualmente è in corso di preparazione il libro "I Templari, con la croce e con la spada", per i tipi di Keltia Editrice (Aosta).
Scrive articoli per riviste di settore: "De Strata Francigena", periodico del Centro Studi Romei di Poggibonsi; "Templari", bimestrale delle Edizioni Trentini; "Hera", mensile di Adriano Forgione Editore. Con questa ultima rivista ha collaborato alla realizzazione di un numero monografico dedicato ai Templari, pubblicato nel dicembre 2000.

http://www.penneepapiri.it/

 

 


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