Intestazionehome | mappa | cerca | credits | mail

epigrafia medioevale cenni generali

 

In questa pagina:

Cenni generali
di epigrafia medioevale

→ Dall'Antichità al Medioevo
→ Cenni di analisi epigrafica
Traccia storica

Epigrafia medioevale romana (indice della sezione)



titolo
Il sito di Roma Medioevale

A cura di
Fabrizio Alessio Angeli
Elisabetta Berti

© 2001-2012 Roma (I)
Associazione SestoAcuto
Tutti i diritti riservati

Salvo diversa indicazione,
tutti i testi e le fotografie
sono dei curatori.

Questa pagina è stata aggiornata il 08.09.2007

Dall'Antichità al Medioevo
Spesso si è definita l’epigrafia come la scienza di ciò che è scritto su una materia dura e in effetti le iscrizioni sono generalmente tracciate su pietra o metallo; ma per definire l’epigrafia, i supporti in realtà sono indifferenti: ciò che conta non è dato tanto dalla forma, quanto funzione dell’iscrizione. In questo senso si può definire l’epigrafia come la scienza di ciò che è scritto con l’obiettivo di comunicare un’informazione alla maggior parte di pubblico e per la maggior durata nel tempo.
L'epigrafia (non solo quella medioevale) non gode oggi di grande fortuna ed è forse una delle discipline storiche meno conosciute fuori dagli ambiti accademici. Sarà per la difficoltà nel decifrare le epigrafi a causa delle abbreviazioni e dei nessi, sarà perché sono disposte o nei punti più alti dei templi antichi o negli angoli più bui delle chiese medioevali, fatto sta che pochi si soffermano su quelle pietre e su quelle lastre di piombo che il passato ci ha tramandato. Eppure l'epigrafia è stata un elemento importante della civiltà antica, che poi si è trasmesso (seppure con difficoltà) al mondo medioevale. Nell'antichità,

«le epigrafi non sono state infatti solo il mezzo per individuare monumenti sepolcrali o onorari, per comunicare con gli dei, per ricordare azioni utili compite, per portare a conoscenza trattati, leggi, regolamenti, calendari, per esprimere la voce dei potenti e forse talvolta solo la loro presenza; la parola scritta, in un mondo in cui essa entrava in pochissime case, in cui non certo tutti sapevano leggere, ebbe una sua intrinseca autorità, forse talora indipendente anche dalla comunicazione che portava» (Ida Calabi Limentani, Epigrafia Latina, Milano, s.d. ma 1974, p. 22).

La grandezza di Cola di Rienzo fu proprio quella di cogliere il doppio valore (esplicito e implicito) dell'epigrafia. E' noto che Cola ogni giorno leggeva, interpretava, traduceva le iscrizioni antiche in cui s'imbatteva ovunque:

«Tutta dìe se speculava nelli intagli de marmo li quali iaccio intorno a Roma. Non era aitri che esso, che sapessi leiere li antiqui pataffii. Tutte scritture antiche vulgarizzava. Queste figure de marmo iustamente interpretava» (Bartolomeo di Iacovo da Valmontone, Cronica, XVIII).

E tutto questo studio Cola lo applicò in chiave propagandistica il giorno che utilizzò una tavoletta bronzea contenente parte della Lex de Imperio Vespasiani in un suo discorso al Laterano:

«Non moito tiempo passao che ammonìo lo puopolo per uno bello sermone vulgare lo quale fece in Santo Ianni de Laterani. Dereto dallo coro, nello muro, fece ficcare una granne e mannifica tavola de metallo con lettere antique scritta, la quale nullo sapeva leiere né interpretare, se non solo esso. Intorno a quella tavola fece pegnere figure, como lo senato romano concedeva la autoritate a Vespasiano imperatore. [...] Fatto silenzio, fece sio bello sermone, bella diceria, e disse ca Roma iaceva abattuta in terra e non poteva vedere dove iacessi, ca li erano cavati li uocchi fòra dello capo. L'uocchi erano lo papa e lo imperatore, li quali aveva Roma perduti per la iniquitate de loro citatini. Puoi disse: "Vedete quanta era la mannificenzia dello senato, ca la autoritate dava allo imperio". Puoi fece leiere una carta nella quale erano scritti li capitoli colla autoritate che·llo puopolo de Roma concedeva a Vespasiano imperatore. [...] Lessa questa carta, questi capitoli, disse: "Signori, tanta era la maiestate dello puopolo de Roma, che allo imperatore dava la autoritate. Ora l'avemo perduta". Puoi se stese più innanti e disse: "Romani, voi non avete pace. Le vostre terre non se arano. Per bona fede che·llo iubileo se approssima. Voi non site proveduti della annona e delle vettuaglie; ca se la iente che verrao allo iubileo ve trova desforniti, le prete ne portaraco de Roma per raia de fame. Le prete a tanta moititudine non bastaraco". Puoi concluse e disse: "Pregove che la pace con voi aiate". Po' queste paravole disse: "Signori, saccio ca moita iente me teo in vocca per questo che dico e faccio, e questo perché? Per la invidia. Ma rengrazio Dio che tre cose consumano li medesimi. La prima ène la lussuria, la secunna lo fuoco, la terza ène la invidia". Fatto lo sermone e desceso, da tutta iente fu pienamente laodato» (Bartolomeo di Iacovo da Valmontone, Cronica, XVIII).

Tra Vespasiano e Cola corrono ben tredici secoli; e in questo lungo periodo l'epigrafia assunse nuove connotazioni, ma ne perse anche molte altre. I primi secoli dell’Alto Medioevo sono il periodo in cui la produzione di epigrafi tocca in Europa il più basso livello dal punto di vista quantitativo e qualitativo. Le iscrizioni altomedievali sono di carattere prevalentemente funerario o commemorativo in relazione ad attività ecclesiastiche (consacrazione di chiese, di altari ecc.). Fanno eccezione le epigrafi funerarie per i sovrani e i grandi feudatari laici; ma anche queste epigrafi erano comunque progettate da ecclesiastici. L'età carolingia, che nei manoscritti assiste alla nascita della minuscola carolina, diede i suoi frutti anche nei testi scritti sulla pietra; ma fu solo una parentesi. Per giungere a un vero rinnovamento dell'epigrafia (sia da un punto di vista tecnico sia 'politico') bisogna attendere fino alla seconda metà dell'XI secolo, quando si avvia un processo di normalizzazione e ricerca dell'eleganza formale fondato sull’imitazione dei modelli dell’antichi.
Tale processo in Italia troverà il suo culmine in età umanistica e costituirà un'eredità che il Medioevo lascerà alle epoche successive. Tutte le epigrafi di età moderna e contemporanea sono incise in capitale antica (bastino le iscrizioni sulle facciate dei ministeri come esempio!). Ma l'uso dei caratteri epigrafici antichi non è giunto a noi senza soluzione di continuità; esso si deve a una lenta ma costante riscoperta dell'antico che ebbe il suo inizio nei secoli centrali del Medioevo romano.
E se oggi Roma è ancora ricca di molte iscrizioni antiche, pure conserva tante e importanti epigrafi di età medioevale; a esse è dedicata questa sezione, corredata - qui di seguito - da un brevissimo cenno tecnico e storico utile all'interpretazione delle singole iscrizioni.


Analisi epigrafica
Nell’analisi di ogni epigrafe vanno esaminati gli aspetti generali, la tipologia della scrittura e gli elementi tachigrafici.

Caratteri generali
  Ubicazione
  Datazione
  Dimensioni
  Rigatura (tratto singolo o doppio, rigatura dei margini)
Scrittura
  Tipologia di scrittura (capitale, onciali, squadrate, minuscole)
  Arrotondamenti o stirature in altezza
  Spezzatura delle lettere
  Modulo e regolarità nell’altezza dei caratteri
  Spaziatura tra le parole
  uso di cifre arabe,
  Punteggiatura
    punti singoli o multipli
    barre
    accentazione delle I
    punto tra le aste oblique della Y
  Ornamentazione delle lettere
    lettere fiorite (ornamenti aggiunti al tracciato ordinario)
    perlatura (rigonfiamento simile una perla nel mezzo di un’asta o di una curva di una lettera)
    lettere a tratto raddoppiato
    lettere a rigonfiamento o a strozzatura
    lettere chiuse da un tratto sottile
Tachigrafia
  Segni di abbreviazione
    troncamenti semplici
    troncamenti sillabici (una parola è espressa da una sola lettera per sillaba: es.: dd=deinde, qq=quoque)
    contrazioni
    nomina sacra
    abbreviazioni con segni grafici
      con il punto
      con la tilde
      con linea ondulata
      con lettera soprascrtitta
      con apostrofo
      con altri segni convenzionali
  nessi (unione di due o più lettere tramite un tratto comune)
  inclusioni (lettera tracciata all’interno di un’altra lettera)
  interlacciamento (sovrapposizione dei tracciati di due lettere)
Decorazione
  Disegni naturalistici (foglie, uccelli)
  Ornati grafici
  Stemmi familiari

 


Traccia di storia dell'epigrafia medioevale

Secoli VI - VIII
Rispetto all’epigrafia romana di età classica quella altomedioevale presenta profondi mutamenti nelle tecniche esecutive e nella scrittura. Sin dagli ultimi secoli dell’impero si era venuta perdendo la caratteristica incisione dei tratti a solco triangolare (che era propria dell’epigrafia classica e che scomparirà definitivamente nella seconda metà del sec. VI), per essere sostituita dalla più semplice e povera incisione a cordoncino.
Per quanto riguarda la scrittura, la capitale fu sostituita da un composito alfabeto di maiuscole rotondeggianti, con elementi onciali e minuscoli di diretta derivazione dai coevi alfabeti adoperati nelle parti di inizio e di conclusione dei manoscritti. La rigatura, se presente, consiste tutt’al più in un solo tratto per linea, la quale è seguita irregolarmente Si riscontra uno scarso uso della punteggiatura e delle abbreviazioni (utilizzate soprattutto per nomina sacra e per le formule più comuni, come per esempio plus minus). Ci sono pochissime lettere congiunte, incluse o nessi. L’impiego di elementi ornamentali si trovano più spesso nelle epigrafi del V secolo e dell’inizio del VI secolo; i motivi più frequenti sono le croci e le colombe affrontate. Va tuttavia sottolineato che tutti questi elementi riguardano soprattutto le iscrizioni lapidarie: nei mosaici c’è molta più regolarità.

Secolo IX
La riforma della scrittura, che ha portato nei manoscritti alla nascita della minuscola carolina, ha i suoi frutti anche nei testi scritti sulla pietra. L’imitazione dei modelli dell’antichità classica è alla base dell’esecuzione di belle capitali dalle forme arrotondate, che rispondono a un desiderio di chiarezza esemplificato anche dallo scarso uso di nessi, inclusioni e, in generale, di abbreviazioni. Le onciali sono rare; la punteggiatura non appare che timidamente. L’epitaffio di Adriano I in Vaticano è un esempio notevole della qualità della scrittura delle iscrizioni all’epoca di Carlo Magno: l’iscrizione è accurata e presenta regolarità delle lettere, assenza dia punteggiatura, parole non separate le une dalle altre, abbreviazioni eseguite tramite tilde diritta, qualche congiunzione e inclusione per far stare il verso in una sola linea. Tutte le lettere sono delle capitali classiche, escludendo forme squadrate e onciali; la T è spesso più alta delle altra lettere e la sua barra orizzontale copre spesso le altre lettere vicine; la G non ha la traversa orizzontale.

Secolo X – Prima metà del secolo XI
Nel X secolo, ci si evolve verso delle iscrizioni più trascurate: si incominciano ad abbandonare le lettere ben arrotondate delle capitali classiche e delle onciali a favore di un disegno dalle forme squadrate e più stirate in altezza, che porta a O ovali. A fianco di belle iscrizioni, si riscontrano epigrafi dai caratteri molto irregolari. La punteggiatura non è regolare e non sembra corrispondere ad una logica di senso o di lettura. Le abbreviazioni sono ancora poco numerose; le contrazioni avvengono meno per congiunzione che per inclusione; si hanno i primi esempi di interlacciamento. La rigatura a doppio tratto per ogni linea è lontana dall’essere generale. L‘elemento comunque più significante dell’epigrafia del sec. X è la mancanza di unità: nello stesso periodo si hanno scritture molto differenti a seconda della provenienza geografica.

Seconda metà del secolo XI - Secolo XII
Nella seconda metà dell’XI secolo si assiste a una serie di significativi cambiamenti nell’epigrafia: le lapidi diventano più grandi e di forma rettangolare più regolare, scritte in capitali di ispirazione antica obbedienti a precise regole di impaginazione, di omogeneità formale e di leggibilità. Si incomincia a inserire lo spazio tra le parole e le O perdono la forma a mandorla pur non ritrovando la perfetta forma arrotondata dell’epoca carolingia. Le lettere squadrate diventano sempre più rare, le onciali sempre più numerose. La punteggiatura si sviluppa fino ad isolare progressivamente ogni espressione o gruppo di parole.
Salerno e Pisa si pongono all’inizio di questo processo. Per la costruzione del duomo di Salerno (1076-1085) la scrittura monumentale diventa mezzo di diffusione di un messaggio politico; tale operazione si deve da una parte ad Alfano, creatore di un nuovo linguaggio grafico-monumentale costituito essenzialmente da un ritorno alla capitale epigrafica romana, dall’altra a Roberto il Guiscardo che decide di inserire - sul frontone della facciata aperta sul portico - l’indicazione del proprio nome, dei propri titoli, della propria legittimità e sovranità. Nel frattempo, a Pisa si assiste, fra gli anni in cui è avviata al costruzione del Duomo (1064) e il terzo decennio del XII secolo ad un imponente fenomeno di utilizzo a fini ideologici dell’epigrafia monumentale, riadoperata in spazi urbani aperti, secondo suggestioni di ispirazione antica; le epigrafi celebrative della città di Pisa e dei suoi cittadini si staccano dal contesto religioso e vanno a collocarsi, oltre che sulle ampie superfici esterne del Duomo, anche su monumenti che sono totalmente privi di un contesto religioso.
Con l’avanzare del XII secolo c’è una sempre maggiore ricerca di eleganza: lettere perlate, raddoppiamento dei tratti, lettere fiorite. La punteggiatura usa il punto mediano o il punto debole formato da linea obliqua da destra verso sinistra seguita da un punto. Alla fine del XII secolo si trovano sempre delle belle calligrafie e la doppia rigatura per ogni linea è divenuta ormai di regola. Spesso le abbreviazioni hanno il loro posto ordinario nell’interlinea. Sempre a partire dalla fine del secolo incomincia a fare la sua comparsa nelle date la piccola o sopra la M (per millesimo), la C (per centesimo) ecc., elemento che diventerà ordinario nel secolo seguente.

Secoli XIII - XV
Nei secoli XIII e XIV le onciali (caratterizzate a partire dalla seconda metà del sec. XIII da tratti terminanti con sottili filetti) progressivamente vanno a occupare una posizione dominante il panorama scrittorio; la doppia linea di rigatura è ormai una consuetudine. I caratteri tendono ad allungarsi e sono disposti ben allineati, spaziati in modo uniforme, chiari grazie anche al parco uso di abbreviazioni e di congiunzioni e all’uso di punteggiatura tra ogni parola (di solito tre punti verticali). È sempre più frequente trovare nelle epigrafi laiche lo stemma di famiglia.
A partire dal XIV secolo fa la sua comparsa in Germania la scrittura gotica che scompone le curve in una serie di tratti diritti. Si tratta di una scrittura che sarà molto in voga nella cristianità, anche se di più nell’Europa settentrionale e centrale piuttosto che nel bacino mediterraneo generalmente refrattario alle spezzature. Si abbandona la punteggiatura parola per parola in favore di una semplice separazione delle parole o di una punteggiatura dopo il senso o la lettura. In alcuni casi è possibile ritrovare le stesse caratteristiche della scrittura su carta: S mediana lunga, legatura superiore st, congiunzione di due curve opposte che si succedono, punto tra le aste della Y, R minuscola girata verso sinistra quando è preceduta da una lettera con la pancia.
In Italia (e a Roma in particolare) la scrittura gotica è rara; a essa si preferisce la scrittura umanistica, che ritrova la maiuscola dell’antichità classica, osservando la punteggiatura e lo spazio fra le parole dei secoli XII-XV.

 

 

 


inizio pagina | home page | mappa del sito (indice generale) | ricerca nel sito | disclaimer & credits | mail