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epigrafia medioevale via tor de’ conti

 

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Epigrafe in via Tor de’ Conti

Epigrafia medioevale romana (indice della sezione)

titolo
Il sito di Roma Medioevale

A cura di
Fabrizio Alessio Angeli
Elisabetta Berti

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Questa pagina è stata aggiornata il 09.09.2007

Epigrafe in via Tor de’ Conti

Trascrizione

HAEC DOMUS EST PETRI VALDE DEVOTA NYCOLE
STRENUUS ILLE FIDUS MILES FORTISSIMUS ATQUE
CERNITE QUI VULTIS SECUS HANC TRANSIRE QUIRITES
QUAM FORTIS INTUS NIMIS COMPOSITA FORIS
EST UMQUAM NULLUS VOBIS QUI DICERE POSSIT.

Traduzione

Questa casa, fortemente obbediente a Niccolò, è di Pietro, colui che è cavaliere valoroso, fedele e fortissimo. Osservate, Quiriti che volete passare nei pressi di questa (casa): mai nessuno può esprimervi a parole quanto sia forte dentro e fin troppo salda fuori.

epigrafe tor de conti

Descrizione

L’epigrafe marmorea è infissa nel fianco est del basamento della Tor de’ Conti, a circa m. 3 dal piano di calpestio. Non presenta cornici, ornamentazioni o rigatura. Il testo è disposto su cinque linee con un allineamento piuttosto accurato. La distanza tra le lettere è costante e proporzionata. L’epigrafe non presenta né tagli delle parole a fine riga né separazione delle parole. La scrittura è di tipo capitale con terminazioni a spatola; il modulo è massimo nella prima riga e minimo nella r.4; non presenta squadrature, allungamenti, perlatura, raddoppiamento dei tratti, punteggiatura, né distinzione tra u e v. Si segnalano i particolari casi di onciale per la E (r.5) e per la H (r.3).
Per quanto riguarda la tachigrafia si segnalano: a) segni di abbreviazione per troncamento con apostrofo per –us (r.1), -s (r. 2) e -ue (r. 2), con tilde diritta per –st (r.1) e –m (r.5), con taglio della gamba di q (r.3 due volte, r.5); b) inclusioni (r. 1 tre volte, r.2 tre volte, r.3 quattro volte, r.4 due volte, r.5 due volte); c) nessi (AE r.1, TR rr.1, 2, 3). Non sono presenti esempi di lettere sovrapposte.


Commento

Tradizionalmente datata o al XII (Silvagni) o al XIII (Adinolfi, Forcella, Gregorovius), o ancora al X-XI (Cecchelli, Amadei), l’epigrafe dovrebbe in realtà risalire all’età carolingia (come già ritenne nel XVIII secolo il Rossini), ed esattamente al periodo del pontificato di Niccolò I (Conti), epoca in cui si data la costruzione del primitivo nucleo della Tor de' Conti aopera di Pietro de’ Conti (858). Tale datazione permetterebbe di identificare il Pietro e il Niccolò citati nell’epigrafe rispettivamente con il Pietro fondatore della torre e con Niccolò I papa. Poco persuasiva è invece la lettura del Cecchelli che interpretò Nycole non come un dativo ma come un genitivo legato a Petri e pertanto vi lesse Nicola figlio di Pietro, che volle identificare con un Nicola citato in un documento del 1094.
In realtà, una datazione al IX secolo ben si accorda alle caratteristiche paleografiche dell’epigrafe: chiara e accurata imitazione della capitale di età classica con evidente tendenza all’arrotondamento delle lettere, scarso uso di nessi, inclusioni e abbreviazioni, raro uso di onciali, assenza della punteggiatura e della divisione delle parole: sono tutti elementi tipici dell’età carolingia.
La Cusanno aveva infine supposto che l’epigrafe in origine non fosse legata alla torre ma a un altro edificio dei Conti, per il fatto che è non si parla di turris ma di domus, termine non idoneo a indicare un edificio con caratteristiche difensive. Tuttavia l’espressione quam fortis intus nimis composita foris sembra indicare più una struttura militare che non un’abitazione privata.
In conclusione, riteniamo che l’epigrafe sia stata incisa in occasione della prima fondazione della torre e che poi sia stata staccata e riaffissa sul fianco della torre in occasione del rifacimento duecentesco.


Bibliografia

A.M. Cusanno, Turris Comitum, "L'Urbe", X (1988), 5-6 pp.20-38
A. Silvagni, Intorno alla pubblicazione delle iscrizioni cristiane antiche e medioevali di Roma, “Archeologia Cristiana”, 1928, pp. 135 – 14, tav. XL
V. Forcella, Iscrizioni delle chiese di Roma, XIII, Roma, 1869-84, p. 534
P.E. Visconti, Città e famiglie dello stato pontificio, Roma, 1847, p.729-741
P. Rossini, Il Mercurio errante delle grandezze di Roma, tanto antiche che moderne, cioè de’ palazzi, ville, giardini e altre rarità della medesima, Roma, 1774, p.407
F. Castagnoli, C, Cecchelli, G. Giovannoni, M. Zocca, Topografia e urbanistica di Roma, Bologna, 1958, 262
F. Tomassetti, Le Torri medioevali di Roma, Manoscritto conservato presso la Biblioteca della Pontificia Accademia Romana di Archeologia, Roma, 1908, pp. 179
E. Amadei, Roma turrita, Roma, 1943, p.22

 


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