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sonia la volpe il quartiere coppedè
percorsi neomedioevali



In questa pagina:
Sonia La Volpe,
Percorsi neomedioevali.
Il Quartiere Coppedé

 

NeoMedioevo.Roma
(indice della sezione)




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Il sito di Roma Medioevale

A cura di
Fabrizio Alessio Angeli
Elisabetta Berti

© 2001-2012 Roma (I)
Associazione SestoAcuto
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tutti i testi e le fotografie
sono dei curatori.

Questa pagina è stata aggiornata il 04.10.2007

Il piccolo quartiere compreso tra via Tagliamento e Corso Trieste è costituito da palazzine e villini progettati (e per la maggior parte anche costruiti) dall'architetto-scultore Gino Coppedè (1886-1927). Coppedè lavorò a Firenze, a Genova, a Messina, e nel 1913 fu chiamato a Roma con l'incarico di progettare e costruire un intero quartiere. Il quartiere è composto da diciassette villini e ventisei palazzine che si articolano intorno alla piazza centrale lungo diverse vie disposte a raggiera. Il quartiere non fu però completato da Coppedè, che morì nel 1927 dopo una lunga interruzione dei lavori dovuta alla I Guerra Mondiale. Il quartiere mostra una modificazione dello stile nei palazzi più distanti dal nucleo iniziale attorno a Piazza Mincio.
Coppedè dispose le unità abitative come meglio credette sotto forma di villini e di palazzinvillini: il villino presenta un'altezza fino a m. 19; di solito è disposto su due, tre piani ed è circondato da uno spazio verde; esso è come un piccolo castello con grandi cancellate di confine, torrette, archi; e con i reggifiaccole (così frequenti nei castelli) in ferro battuto, che qui sono usati soltanto come semplice elemento decorativo.
La palazzina può invece presentare più piani e non sempre è circondata da uno spazio verde, essendo di solito confinante con la strada lungo l'intero suo perimetro; inoltre è di minor costo. Le palazzine (come, per esempio, quella di piazza Mincio) si impongono nello spazio con la loro mole maggiore, anche se alleggerita e traforata da logge, balconi e giochi chiaroscurali. Il ritmo compositivo è difficile da seguire, come in una composizione musicale del Novecento.

Arco d'ingressoSi entra nel Quartiere attraverso un magniloquente arco d'ingresso (foto a sinistra), esempio di stile eclettico: retorico, aristocratico, celebrativo. Lo stile eclettico raccoglie in sé simbologie e forme derivate da tutti gli stili precedenti al Novecento: Gotico, Rinascimento, Barocco, Settecento. In questo stile, la dimensione temporale è avulsa da qualsiasi contesto storico. In realtà l'intero quartiere appartiene più precisamente al Neoeclettismo, ovvero a uno stile eclettico ammorbidito dal Liberty. Lo stile Liberty traeva ispirazione dalla Natura imitandone le figure, la morbidezza, le forme: gigli, rose, campanelle; e poi rami, gambi e spine si intersecano e si sciolgono decorando balaustre, cornicioni, portoni, finestre e facciate. In Italia lo stile Liberty fu usato dall'aristocrazia e dalla ricca borghesia con lo scopo di nobilitarsi, esaltando la magnificenza delle proprie abitazioni. Ma se lo stile Liberty si atteneva a una rigorosa regola compositiva, lo stile Neoeclettico fuse in sé regole all'apparenza opposte: la regolarità di uno spazio scandito da un loggiato rinascimentale si affianca a un arcone medievaleggiante. E questo è lo stile Coppedè.

Palazzina di piazza MincioLo stile Coppedé non ha tuttavia veri e propri precedenti, né avrà seguaci: esso costituisce una tipologia artistica a sé stante, in cui il tutto vive tra Passato e Presente, tra fantasia e realtà come in un gioco o in un sogno. L'enorme arcone è affiancato da due torri, il tutto decorato con fregi, stucchi, cornicioni, mascheroni, balaustre, bugnati, statue e logge disposte in modo asimmetrico. Sulla torre di destra è stata posta un'edicola sacra che presenta un'iconografia inconsueta, con la Madonna che sorregge il Bambino, il quale tuttavia si protende non verso la Madre, ma verso il fruitore, il fedele, come ad accoglierlo, a benedirlo e dargli il benvenuto o l'arrivederci (a destra ancora una foto della palazzina di piazza Mincio). Assai belli sono anche i fiori e la lanterna sempre accesa (tutto in ferro battuto) e il muretto composto da piccolissimi mattoncini che decora ed esalta la parete posteriore dell'edicola.
Il fruitore è colpito dalla maestosità dell'architettura d'ingresso, ma è anche attratto dall'intersecarsi di volumi scultorei che fanno parte della struttura e sembrano volere venire fuori per catturare il visitatore. Anche la pittura entra in gioco, dando una nota coloristica all'intero complesso: il piano alto sopra l'arcone è arricchito da affreschi. Sotto l'arcone un enorme lampadario in ferro battuto rende interno un esterno. Qui l'opera dell'uomo scambia con la natura atmosfere e rumori e mesce insieme l'idea della casa accogliente con quella del solenne castello.
Lungo via Brenta si giunge a piazza Mincio, epicentro generatore dell'intero quartiere. La Fontana delle Rane sottolinea l'importanza del luogo principale del quartiere: la fontana è acqua, è vita, è Natura che si fonde con l'opera umana in un armonioso e rumoroso gioco. Tutti i villini che si affacciano sulla piazza raccolgono in loro stessi tutti gli stili.

Palazzina del Ragno

La Palazzina del Ragno, per esempio, presenta un particolarissimo grosso faccione sul portone che (al pari del cavallo graffito sopra il loggiato) vuole riecheggiare la statuaria asiro-babilonese.Il Villino delle Fatemostra invece nella facciata e nei muri perimetrali uno spazio architettonico ritmato da loggiati irregolari, arconi e semiarconi, scalinate, tettoie. I soggetti delle decorazioni sono ora semplici fregi geometrici, ora storie medioevali inventate, ora immagini di città, ora semplici campiture floreali. Avvolgente è il gioco di luce-ombra creato dagli alberi di alto fusto, dai cespugli, dalle palmette e dalle specie rare di una flora studiata anch'essa per conferire un'atmosfera surreale. I materiali usati per il paramento esterno sono i più vari (marmo, travertino, laterizio, terracotta smaltata, vetro), impostati in mosaici, cornicioni, colonnati, capitelli. La cancellata in ferro battuto e legno è di finissima fattura.


Villino delle FateIn fondo alla via che costeggia il retro del Villino delle Fate, si erge un altro curioso palazzetto. Sopra il portone d'ingresso un bel loggiato di matrice quattrocentesca è frutto di una accurata rielaborazione e manipolazione. Particolare attenzione va posta a un curioso gioco architettonico nella zona attorno al portone: il materiale è più cereo e lezioso, lo spazio è delicatamente scandito da balconcini e logge. Progressivamente, verso destra, si passa al bugnato rustico del travertino, sempre più abbozzato fino a diventare roccia! È un fluire dell'uomo verso la Natura o un innalzamento di questa a opera dell'uomo? Oppure è tutto un muoversi lungo un circolo di reciproco scambio?

L'Ambasciata Russa è un altro villino turrito. La base è a bugnato rustico policromatico che dà un senso di stabilità e di pesantezza, su cui tuttavia si libra il loggiato. Il largo fregio colorato rappresenta scene dell'Antichità greca. Non più scene fiorentine puramente decorative: tutto è pieno di retorica, didascalico. Il tetto è sorretto da grossi animali, come si usava nel Medioevo, con la funzione, ormai perduta, di grondaia; si tratta di un elemento nostalgico, al pari di un'altra edicola sacra posta sull'angolo di questa torre, troppo in alto per essere venerata.

Ambasciata Russa

Ogni volta che si torna al Quartiere Coppedé si scorgono nuove forme, nuovi personaggi, nuovi elementi decorativi: a seconda dell'ora del giorno o della notte infatti la luce esalta o nasconde parti di questo scenario fantastico, che consiglio a tutti di visitare almeno due volte nella vita.

 

 


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