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Mostre e Musei

Mostra: Dipinti romani tra Giotto e Cavallini (Roma 2004)

Museo Nazionale Romano Crypta Balbi



titolo
Il sito di Roma Medioevale

A cura di
Fabrizio Alessio Angeli
Elisabetta Berti

© 2001-2012 Roma (I)
Associazione SestoAcuto
Tutti i diritti riservati

Salvo diversa indicazione,
tutti i testi e le fotografie
sono dei curatori.

Questa pagina è stata aggiornata il 09.09.2007


Sepoltura dei Sapienti, Musei Vaticani (da S. Agnese f.l.m.)

Dipinti romani tra Giotto e Cavallini
Roma, Palazzo Caffarelli (Musei Capitolini), 08/04-29/06/2004

La pittura romana a cavallo del Duecento è quasi interamente scomparsa: i cicli ad affresco e a mosaico nelle chiese e nelle basiliche, assieme alle icone e alle tavole a tempera sugli altari maggiori e nelle cappelle di famiglia, vennero sistematicamente distrutti a partire dalla metà del Quattrocento: secondo il gusto dell'età Rinascimentale, basato sullo studio dell'antichità classica e sul recupero del naturalismo nella rappresentazione della figura umana, i dipinti medievali rappresentavano l'emblema di un'epoca arretrata; in essi mancava quel rapporto mimetico con la natura che, in teoria, iniziò a Firenze nella prima metà del XV secolo grazie al talento rivoluzionario di Masaccio. A Roma, che è sempre stata una città in perenne trasformazione grazie alla presenza - interrotta solo nel Trecento con la cattività avignonese - della sede del Papato, il cambiamento dei gusto si fece sentire più che in altre città italiane: Genova o Napoli, ad esempio, hanno mantenuto il loro aspetto medievale nell'impianto topografico e in molte chiese medievali rimaste inalterate nel tempo; nella città dei papi, invece, l'avvento dell'Umanesimo determinò la sostituzione della città medievale con quella che ancora oggi, al di là delle trasformazione dell'epoca barocca, vediamo. L’accanimento contro l'arte medievale e i grandi maestri della fine del Duecento si basava in realtà su un equivoco: un personaggio come Pietro Cavallini, assieme alla sua bottega, può essere considerato un vero anticipatore della pittura rinascimentale, sia nella interpretazione naturalistica della figura, sia nell'impaginazione prospettica delle scene, sia nel rapporto evidente e stretto con l'antichità classica. E' probabile che Cavallini, e tanti altri maestri con lui, cominciassero a ricopiare e studiare le statue antiche che in gran parte ancora popolavano le strade di Roma, e di questo c'è un chiaro riflesso nelle poche opere della fine del Duecento che sono rimaste sino a noi, come il Giudizio di S. Cecilia in Trastevere o i mosaici con la Vita della Vergine di S. Maria in Trastevere.


Redentore. Arciconfraternita S.M. della Pietà in Campo Santo Teutonico

La mostra proposta nelle sale di palazzo Caffarelli ai Musei Capitolini dall'8 aprile al 29 giugno, promossa dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma e curata da Tommaso Strinati e Angelo Tartuferi, vuole riunire per la prima volta alcune delle preziose testimonianze della pittura su tavola a Roma databili tra la fine del Duecento e gli inizi del Trecento. Si tratta di icone mariane e croci dipinte che costituivano - e in alcuni casi costituiscono ancora - l'arredo liturgico delle chiese medievali romane: attraverso di esse, che sono tutte opera di artisti anonimi, è possibile cogliere l'eco di una grande stagione artistica che, a ridosso del grande Giubileo del 1300 proclamato da Bonifacio VIII, vide le botteghe romane coinvolte nel passaggio epocale dal 'parlar greco' al 'parlar latino', con la creazione di un linguaggio pittorico naturalistico e moderno sempre più slegato, ma comunque memore, dalle radici bizantine provenienti da Costantinopoli e da Venezia.


Jacopo Torriti, Volto del Creatore, Assisi, Sacro Convento di san Francesco


Partendo da esempi come la Madonna del Museo Civico di Viterbo o l'icona dei Ss. Cosma e Damiano, dure nel disegno ma con le prime avvisaglie di un cambiamento nel gusto nei particolari più minuti, si arriva ad opere come la sinopia del volto di Cristo del Torriti - un disegno che potrebbe essere di un maestro del Quattrocento - o il Redentore del Camposanto Teutonico in Vaticano, che dimostrano pienamente il livello di maturazione raggiunto nelle botteghe romane. Sono opere straordinarie anche nella tecnica d'esecuzione: i colori brillanti a tempera sono stesi sulle tavole preparate a gesso e colla accanto a magnifici sfondi in foglia d'oro - punzonata o incisa - che con il loro brillare deciso rafforzano il carattere devozionale delle figure sacre. In mostra è documentata anche la pittura murale romana con una piccola sezione di affreschi staccati provenienti dalla basilica di S. Agnese fuori le Mura: si tratta di pannelli appena restaurati dai laboratori dei Musei Vaticani e raffiguranti episodi legati alla vita di S. Caterina e di altri Santi; i dipinti murali lasciano vedere come sui ponteggi di un cantiere d'affreschi si alternassero maestri diversi, ognuno con un suo stile: accostando le scene provenienti dai Musei Vaticani è evidente come all'interno della stessa bottega convivessero artisti molto arcaici (La Sepoltura dei Sapienti) e altri pienamente aggiornati alla lezione di Cavallini e Giotto (S. Giuseppe e i pretendenti). Viene anche esposta la misteriosa Trinità antropomorfa recentemente restaurata dai laboratori della Sovraintendenza del Comune di Roma; si tratta di un affresco staccato dall'iconografia unica nel suo genere, eseguito probabilmente alla metà del XIV secolo da un maestro di area romana influenzato dalla lezione giottesca, influsso che a Roma ebbe modo di svilupparsi più nel corso del Trecento che nel secolo precedente. Catalogo Electa.


Trinità. Roma, Palazzo Braschi

(Immagini tratte dal catalogo)

Vuoi saperne di più?
Consulta la sezione di Medioevo.Roma: Pietro Cavallini pictor romanus.

 


titolo

Museo Nazionale Romano Crypta Balbi
Roma, Via delle Botteghe Oscure 31

Il Museo Nazionale Romano Crypta Balbi, allestito in alcuni ambienti restaurati del complesso edilizio sorto a partire dal Medioevo sulla Cripta di Balbo, si articola in due sezioni, che illustrano rispettivamente le trasformazioni di un settore centrale del paesaggio urbano dall'antichità al XX secolo e l'evoluzione della cultura cittadina tra il V e il X secolo. Ai materiali recuperati negli scavi della Cripta ne sono uniti altri provenienti dalle raccolte del Museo Nazionale Romano, dai depositi del Foro Romano, dal Museo del Palazzo di Venezia, e dalle raccolte dei Musei Capitolini e dell'Antiquarium Comunale di Roma. Dai depositi dell'Istituto Centrale per il Restauro proviene invece una delle testimonianze più cospicue conservate nel Museo: si tratta degli affreschi medioevali che decoravano un edificio religioso, rinvenuto agli inizi del Novecento sotto la chiesa di S. Maria in Via Lata (secc. VIII-IX). Il degrado delle pitture, causato dalla fortissima umidità ambientale, motivò il distacco dei dipinti a cura dell'Istituto Centrale del Restauro di Roma, che provvide al restauro e alla custodia fino all'attuale sistemazione nel Museo, dove le pitture sono restituite al pubblico in condizioni ambientali idonee alla loro conservazione.
Info: http://www.archeorm.arti.beniculturali.it/it/node/98

 


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