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storia il colosseo nel medioevo tra storia e leggenda

 

In questa pagina:

Il Colosseo nel Medioevo


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Il sito di Roma Medioevale

A cura di
Fabrizio Alessio Angeli
Elisabetta Berti

© 2001-2012 Roma (I)
Associazione SestoAcuto
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Questa pagina è stata aggiornata il 23.11.2007

Colosseo nel 1538
Anonimo, Panorama di Roma (1538), Mantova, Palazzo Ducale (part.)

Nel corso del Medioevo, l'Anfiteatro Flavio fu dapprima occupato da alcune abitazioni civili ricavate nei vani dei corridoi anulari del piano terra; poi, nel XII secolo, fu inglobato nelle fortificazioni della potente famiglia aristocratica dei Frangipane. Si trattava di una struttura fortificata estesissima, che riuniva il Circo Massimo, il Palatino e tredici arcate del Colosseo della parte rivolta verso il Laterano. Delle strutture medievali oggi non resta alcuna traccia, ma queste dovevano occupare anche il secondo piano del Colosseo.
L'occupazione presumibilmente era tuttavia soltanto esterna. L'interno aveva subito troppi danni nel corso dei secoli: prima gli incendi, poi i terremoti: nel 442, nel 467 e soprattutto nel 476, anno in cui sembra che Roma tremò addirittura per ben 40 giorni consecutivi. I terremoti si susseguirono anche nei secoli successivi (per esempio nel 739 e nel 780), anche se i primi massicci crolli sembrano imputabili al sisma violento dell'801, allorché le colonne del portico superiore sprofondarono nell'arena. Con il terremoto del 1348 avvenne l'enorme rovina della parte verso il Celio (e in tale occasione ci fu una disputa tra il Comune, i Frangipane e il papa su chi dovesse appropriarsi dei massi caduti).

Al secolo X risale l'occupazione dell'interno del Colosseo da parte dei calcinatori che adattarono nel monumento le proprie abitazioni e officine. La zona era infatti anche detta Calcarium. La calce si otteneva bruciando sia pezzi di marmo e travertino provenienti dal monumento stesso (già crollati) sia marmi di altra provenienza. In età medievale furono anche praticati i famosi buchi per estrarre le grappe metalliche di (piombo a doppia coda di rondine che univano in antico i blocchi. Non essendoci preoccupazione da parte di alcuno di riedificare lì dove avvenivano i crolli, le parti crollate, solitamente quelle più alte e le arcate degli spalti a ridosso dell'arena, divenivano materiale di spoglio e quindi vere e proprie risorse edilizie per gli imprenditori più scaltri.
È pur vero che quello che i romani medioevali fecero ai danni del Colosseo è niente rispetto ai danni perpetrati dai pontefici del Rinascimento: conci del Colosseo li troviamo alla tribuna di S. Giovanni in Laterano (1439) alla Basilica di S. Pietro (1451) in Palazzo San Marco (metà del sec. XV), a Ponte Emilio (1574). E all'età barocca risalgono infine le più energiche spoliazioni tra cui gli episodi più salienti avvengono nel 1644 (quando papa Urbano VI utilizza alcuni blocchi crollati da tre archi per la costruzione di Palazzo Barberini) e dopo il terremoto del 1703 (quando i blocchi vengono adoperati per la costruzione del Porto di Ripetta).

Colosseo (1469)
Pietro del Massaio, Veduta di Roma (1469), Vat. Lat. 5699 (part.)

Tornando alle vicende dell'interno del Colosseo, probabilmente non è vera la notizia secondo cui, nel 1332, sarebbe stata organizzata una corrida in onore della venuta di Ludovico il Bavaro, in cui sarebbero stati  uccisi undici tori e diciotto cavalieri. Se così fosse stato, Lper una volta il Colosseo avrebbe riavuto la sua funzione originaria, anche se al tempo questa non era ancora conosciuta; in realtà soltanto nel Quattrocento, grazie a Biondo Flavio e a Poggio Bracciolini, si comprese la reale funzione dell'edificio.

Ma in realtà la storia medioevale del Colosseo non è tutta qui, anzi. È proprio in questo periodo che l'Anfiteatro assume una nuova e del tutto inusitata connotazione, assolutamente sconosciuta nell'Antichità Classica. Ne è testimonianza la famosa profezia:

Quamdiu stat Colysaeus stat Roma; quando cadet Colysaeus cadet Roma et mundus.

«Finché esisterà il Colosseo, esisterà Roma; quando cadrà il Colosseo, cadrà anche Roma; ma quando cadrà Roma, anche il Mondo cadrà».

La fosca profezia fu messa per iscritto nei Collectanea da Beda il Venerabile, un monaco anglosassone all’inizio dell’VIII; ma di certo doveva girare già da tempo. Particolare da sottolineare è che il passo di Beda è il primo luogo dove compare il termine Colosseo, anziché Anfiteatro.
Ma da dove il Colosseo traeva questa aurea magica e misteriosa? La chiave è in una certa visione popolare del monumento, fondata su un particolare della sua storia. A differenza di molti monumenti antichi, nel Medioevo il Colosseo non fu coinvolto nel processo di renovatio christiana dei monumenti antichi, come per esempio avvenne per il Pantheon (trasformato nella chiesa di S. Maria ad Martyres), il Tempio di Antonino e Faustina (che fu intitolato a S. Lorenzo), il Tempio della Pace (di cui una parte divenne Ss. Cosma e Damiano) e così via. Il Colosseo mantenne una sua aria antica e paganeggiante, che giustificò la nascita intorno a esso di tutta una serie di leggende, ovviamente infondate, ma che le credenze popolari ritennero vere.

Una testimonianza di questo meccanismo la troviamo in un codice manoscritto della Biblioteca Laurenziana di Firenze in cui è riportata l’opera di Armannino da Bologna. Conosciuto anche come Armannino Giudice, questo notaio nel 1325 compose la Fiorita, una raccolta di racconti storici e leggendari (in prosa e in versi), il tutto racchiuso in una cornice moralistica. Ora, Armannino, ignorando che il Coliseo in Antico fosse stato un luogo di spettacolo, sostenne che esso era un tempio, anzi il principale dei templi pagani di tutto il mondo. In esso sarebbero stati racchiusi molti spiriti diabolici che compivano grandi prodigi, e i sacerdoti, mostrando l’effigie del principale demone al popolo, solevano chiedere: Lo veneri? che in latino si diceva Colis eum?, donde il nome dell’edificio... La malattia della facile etimologia colpì profondamente la cultura medioevale.

Ma a parte l’etimologia, resta interessante questa interpretazione del Colosseo come tempio demoniaco; da essa sembra dipartirsi un filo preciso che collega la Fiorita con altri testi medioevali (come una guida anonima manoscritta conservata nella Biblioteca Nazionale di Firenze dell’inizio del sec. XV) in cui si afferma che il Colosseo sarebbe stato un tempio del Sole coperto in bronzo dorato sulla cui superficie erano rappresentate tutte le stelle.

 


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