storia il colosseo nel medioevo tra storia e leggenda
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In questa pagina: Il Colosseo nel Medioevo
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Nel corso del Medioevo, l'Anfiteatro Flavio fu dapprima occupato da alcune abitazioni civili ricavate nei vani dei corridoi anulari del piano terra; poi, nel XII secolo, fu inglobato nelle fortificazioni della potente famiglia aristocratica dei Frangipane. Si trattava di una struttura fortificata estesissima, che riuniva il Circo Massimo, il Palatino e tredici arcate del Colosseo della parte rivolta verso il Laterano. Delle strutture medievali oggi non resta alcuna traccia, ma queste dovevano occupare anche il secondo piano del Colosseo. Al secolo X risale l'occupazione dell'interno del Colosseo da parte dei calcinatori che adattarono nel monumento le proprie abitazioni e officine. La zona era infatti anche detta Calcarium. La calce si otteneva bruciando sia pezzi di marmo e travertino provenienti dal monumento stesso (già crollati) sia marmi di altra provenienza. In età medievale furono anche praticati i famosi buchi per estrarre le grappe metalliche di (piombo a doppia coda di rondine che univano in antico i blocchi. Non essendoci preoccupazione da parte di alcuno di riedificare lì dove avvenivano i crolli, le parti crollate, solitamente quelle più alte e le arcate degli spalti a ridosso dell'arena, divenivano materiale di spoglio e quindi vere e proprie risorse edilizie per gli imprenditori più scaltri.
Tornando alle vicende dell'interno del Colosseo, probabilmente non è vera la notizia secondo cui, nel 1332, sarebbe stata organizzata una corrida in onore della venuta di Ludovico il Bavaro, in cui sarebbero stati uccisi undici tori e diciotto cavalieri. Se così fosse stato, Lper una volta il Colosseo avrebbe riavuto la sua funzione originaria, anche se al tempo questa non era ancora conosciuta; in realtà soltanto nel Quattrocento, grazie a Biondo Flavio e a Poggio Bracciolini, si comprese la reale funzione dell'edificio. Ma in realtà la storia medioevale del Colosseo non è tutta qui, anzi. È proprio in questo periodo che l'Anfiteatro assume una nuova e del tutto inusitata connotazione, assolutamente sconosciuta nell'Antichità Classica. Ne è testimonianza la famosa profezia:
La fosca profezia fu messa per iscritto nei Collectanea da Beda il Venerabile, un monaco anglosassone all’inizio dell’VIII; ma di certo doveva girare già da tempo. Particolare da sottolineare è che il passo di Beda è il primo luogo dove compare il termine Colosseo, anziché Anfiteatro. Una testimonianza di questo meccanismo la troviamo in un codice manoscritto della Biblioteca Laurenziana di Firenze in cui è riportata l’opera di Armannino da Bologna. Conosciuto anche come Armannino Giudice, questo notaio nel 1325 compose la Fiorita, una raccolta di racconti storici e leggendari (in prosa e in versi), il tutto racchiuso in una cornice moralistica. Ora, Armannino, ignorando che il Coliseo in Antico fosse stato un luogo di spettacolo, sostenne che esso era un tempio, anzi il principale dei templi pagani di tutto il mondo. In esso sarebbero stati racchiusi molti spiriti diabolici che compivano grandi prodigi, e i sacerdoti, mostrando l’effigie del principale demone al popolo, solevano chiedere: Lo veneri? che in latino si diceva Colis eum?, donde il nome dell’edificio... La malattia della facile etimologia colpì profondamente la cultura medioevale. Ma a parte l’etimologia, resta interessante questa interpretazione del Colosseo come tempio demoniaco; da essa sembra dipartirsi un filo preciso che collega la Fiorita con altri testi medioevali (come una guida anonima manoscritta conservata nella Biblioteca Nazionale di Firenze dell’inizio del sec. XV) in cui si afferma che il Colosseo sarebbe stato un tempio del Sole coperto in bronzo dorato sulla cui superficie erano rappresentate tutte le stelle. |