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urbanistica la via lata nel medioevo. un'ipotesi

 

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La via Lata nel Medioevo. Un'ipotesi


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Il sito di Roma Medioevale

A cura di
Fabrizio Alessio Angeli
Elisabetta Berti

© 2001-2012 Roma (I)
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Questa pagina è stata aggiornata il 08.09.2007

L’attuale rione Trevi, corrispondente grosso modo alla seconda regione della città medioevale (Trivii et Vie Late), è piuttosto povero di testimonianze medioevali. Inoltre, l’attuale struttura viaria, tutta incentrata su via del Corso, probabilmente non rispecchia affatto la situazione medioevale.
Infatti, come è noto, l'odierna via del Corso ripercorre il tracciato delle antiche via Lata (all'incirca dall'attuale piazza Venezia a piazza Colonna) e via Flaminia (nel suo tracciato urbano). Il nuovo nome le fu dato dall'introduzione delle corse carnevalesche dei bàrberi, qui trasferite dal Testaccio intorno al 1467 sotto Paolo II Barbo. Detto questo, quello che a noi effettivamente interessa è il fatto che papa Paolo II allargò e – soprattutto - rettificò la strada antica.

Rettificò?
Ma noi sappiamo che l’asse antico via Lata-via Flaminia era già perfettamente rettilineo! Quindi se Paolo II rettificò, ciò sta a indicare che tale peculiarità doveva essere andata perduta in epoca postclassica.

D’altronde, le cause di questa perdita non ci sono ignote:
- le frequenti esondazioni del Tevere che investivano questa zona depressionaria;
- l’abbondanza di acque nell'area della via Lata (qui in antico scorreva addirittura un piccolo fiume, conosciuto come Amnis Petronia);
- la presenza di un’antica cloaca che solcava la via Lata (cloaca che, con la caduta dell'Impero Romano, probabilmente finì con l'ostruirsi);
- una caratterizzazione rurale della zona, confermata dalla toponomastica: S. Maria delle Fratte, via della Vite, via della Vigna (corrispondente all’attuale via del Parlamento); e poi il toponimo - estremamente significante - di Capo le Case, denominazione che abbiamo già dal Quattrocento (Capite domorum) a indicare la zona dove incominciava l'abitato;
- l'incuria generalizzata nel Medioevo per la manutenzione stradale.

In questo contesto subentra il problema del rapporto tra la via Lata e la via Biberatica. Il nome di questa strada, di origine medioevale, è stato variamente interpretato:
- alcuni lo ha fatto derivare dal verbo bibere (bere), ipotizzando o un’abbondanza di pozzi nella regione o la presenza di osterie alloggiate nelle botteghe dei Mercati di Traiano;
- altri hanno invece puntato alla forma in cui talvolta appare, Viperatica, mettendola in relazione all’antico Tempio di Serapide sul vicino Quirinale (Cecchelli);
- altri ancora infine hanno collegato il toponimo agli Horrea Piperatica, magazzini di spezie fatti costruire dall'imperatore Domiziano (Ricci).

Tralasciando la questione etimologica, va innanzitutto esaminato il problema del tracciato di questa strada. Ora, l'ipotesi comunemente accettata (espressa a suo tempo dallo Gnoli) è che questa strada corresse lungo l'emiciclo del Foro di Traiano e continuasse lungo via della Pilotta. Eppure la via Biberatica sembra sfociare non nella Pilotta (che nella sua attuale sistemazione è oltretutto settecentesca, anche se il tracciato in effetti compare già nella pianta del Bufalini del 1551) ma in via delle Tre Cannelle, che dopo un percorso serpeggiante (evidentemente per affrontare la salita al colle Quirinale) sbocca in piazza Ss. Apostoli. Da qui una serie di strade tuttora esistenti sembrano individuare un antico tracciato in direzione delle regiones III e IV (Columpne et S. Marie in Aquiro; Campi Martis et S. Laurentii in Lucina).

In virtù di ciò, non dovrebbe essere allora troppo avventato supporre un tracciato che, partendo dal Foro di Traiano, proseguiva lungo via delle Tre Cannelle, via di S. Eufemia, piazza Ss. Apostoli, via di S. Marcello, piazza dell'Oratorio, via di S. Maria in Via (tratto oggi parzialmente interrotto da Galleria Sciarra), piazza S. Claudio, piazza S. Silvestro, via del Gambero, per sboccare infine sull'antica via Flaminia all'altezza della chiesa di S. Lorenzo in Lucina.


Che nel Medioevo questo percorso esistesse e fosse anche estremamente importante, è evidenziato dal fatto che lungo di esso si attestano le principali emergenze medioevali della zona: la Torre delle Milizie, la Torre Colonna, il Palazzo Colonna (sovrastato dalla oggi scomparsa Torre Mesa sul Quirinale), la basilica dei Ss. Apostoli, le chiese di S. Andrea de Biberatica (scomparsa, da identificare con la chiesa annessa al monasterium s. Andreae quod ponitur iuxta ss. Apostolorum menzionato nella biografia di Leone III), di S. Marcello (che non a caso nel Medioevo si presentava orientata diversamente da oggi), S. Maria in Cannella (scomparsa anch’essa, probabilmente da identificare con S. Maria Aquae Vivae di altri documenti: entrambe le dedicazioni sembrano accennare a un bottino di distribuzione dell’acquedotto classico dell’Aqua Virgo, che faceva gomito proprio presso via delle Vergini ed attraversava l’area dov’è l’isolato che include la Galleria Sciarra), di S. Maria in Via, di S. Claudio, di S. Silvestro e di S. Lorenzo in Lucina.

Dato poi che lungo tutta l'attuale via del Corso tra piazza Venezia e piazza Colonna non si trova alcun elemento medioevale degno di rilievo (si ricordi che S. Maria in via Lata e S. Marcello erano disposte in origine secondo un asse diverso dall’attuale e non avevano nel Medioevo la facciata sull’attuale via del Corso), non è illegittimo supporre che l’antica via Lata fosse stata nel corso del Medioevo abbandonata (soprattutto per ragione manutentive) a favore della sua parallela a mezza costa sulle pendici del Quirinale, che aveva il vantaggio di correre a un livello altimetrico più alto (e quindi meno soggetta ad allagamenti).
È a questo punto lecito pensare che la via Lata medioevale non corrispondesse all’antica, ma alla sua parallela or ora identificata, prosecuzione dell'antica via Biberatica.

Ciò permetterebbe anche di capire perché i Colonna, che peraltro discendevano da una famiglia che prendeva il suo nome proprio dall'arteria (i Domini de via Lata) avrebbero costruito il loro palazzo in piazza Ss. Apostoli e non sull'attuale via del Corso, come ci saremmo aspettati se questa fosse stata la strada principale: i Domini de via Lata-Colonna in realtà optarono non per l'antica via Lata, bensì per la nuova.

 


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